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06 settembre 2018

Italianismi nel neogreco

di Domenica Minniti Gonias*

Influsso dell’italiano in Europa e nel Mediterraneo orientale

 

L’italiano ha influenzato quasi tutte le lingue europee (Rossi 2001: 162). Secondo una graduatoria tentata da Vidos (1965: 59), la lingua più influenzata dall’italiano sarebbe il neogreco, a motivo degli stretti e continui rapporti con l’Italia, soprattutto con Venezia. Il neogreco è stato dunque un importante serbatoio di italianismi, spesso trasmessi anche alle lingue balcaniche e al turco. Bruni (2013: 10) ha riconosciuto in otium (le arti, la musica, la letteratura) e negotium (gli scambi commerciali e attività connesse, prima fra tutte la marineria) i due fondamentali motori della diffusione dell’italiano. Diversamente da altre lingue europee, dove l’introduzione di italianismi avviene attraverso canali colti, come la letteratura e la corte, nel Levante, «in prima linea nel greco, e poi, per lo più tramite il greco, nel turco, si tratta nella grande maggioranza di vocaboli concernenti la vita materiale» (Migliorini 2002: 426-7). All’epoca in cui la maggior parte delle parole italiane veniva incorporata nel greco, l’italiano rappresentava certamente una lingua di prestigio, la lingua degli scambi culturali e commerciali per eccellenza. Basti pensare che già in età medievale, insieme allo spagnolo e all’arabo, costituiva una fonte di influenza per le lingue del nord Europa; è comprensibile dunque come la sua preminenza nel Mediterraneo orientale fosse consolidata e destinata a durare fino alla metà dell’Ottocento (Bruni, ivi).

Tale tendenza appartiene al passato: oggi l’italiano, come lingua di prestito è stato sostituito dall’inglese e dal francese, limitando la propria influenza a settori come la gastronomia, il calcio e la moda, mentre si registrano apporti linguistici che sembrano costituire più che altro il risultato di interferenze che non di prestito vero e proprio. Il fenomeno è tuttora sotto esame a cura dell’Osservatorio degli italianismi nel mondo1.

 

Diacronia, tipologia, adattamento degli italianismi nel neogreco

 

Dal punto di vista metodologico, è preventivamente necessario distinguere il prestito primario o diretto da quello a sua volta preso a prestito tramite un’altra lingua, e quindi indiretto (Minniti Gonias 2018: 252); per es. la locuzione avverbiale α λα < alla (“alla maniera di”), è un prestito italiano indiretto in quanto probabilmente è stato veicolato nel greco dal francese.

La maggioranza degli italianismi nel neogreco sono sostantivi, ma ricorrono anche verbi, aggettivi, le didascalie musicali e altre parti del discorso, ad es. locuzioni (ντόλτσε βίτα < dolce vita) e modi di dire (σε νον ε βέρο ε μπεν τροβάτο < se non è vero è ben trovato, βίβερε περικολοζαμέντε < vivere pericolosamente), ma anche numerosi suffissi (vedi più oltre). In neogreco compaiono anche formazioni che sembrano italiane ma non lo sono (pseudoitalianismi), per es. un folto numero di denominazioni di prodotti e attività commerciali (Τοματίνο < τομάτα < tomata).

Gli italianismi sono oggi fortemente caratterizzati dall’uso nella lingua parlata (i dialetti, i gerghi) e nel registro informale e, in misura ormai ridotta rispetto al passato ma pur sempre rilevante, nella lingua standard (la koinè demotikì). Bisogna dire tuttavia che i casi di prestiti italiani nel linguaggio giornalistico non sono rari2. D’altra parte, già in origine un buon numero di termini italiani entrati nel greco appartenevano a linguaggi particolari (del settore marinaro, commerciale, amministrativo, militare ecc.), prima che in quello della cultura.

I prestiti italiani nel neogreco possono essere esaminati sotto tre aspetti principali: la diacronia, la classificazione, l’adattamento.

Per quanto concerne la diacronia, si osserva la presenza di una stratificazione per grandi linee: lo strato del periodo del dominio coloniale e commerciale di Venezia, lo strato “toscano”, che aveva lo status della lingua di cultura (nelle isole Ionie durante il ’700-’800 e nell’Eptaneso e nel Dodecaneso dagli inizi fino alla metà del ’900 (Cortelazzo, cit., Tsirpanlìs 2007) e lo strato dell’italiano attuale. Considerato che parole ed espressioni italiane continuano ad entrare nel neogreco, non sarebbe fuori luogo operare una divisione più generale dell’influsso in due fasi storiche molto ampie: prestiti del passato (numerosissimi) e prestiti moderni (per es. αλ ντέντε < al dente, μπιενάλε < biennale, φασισμός < fascismo, φουτουρισμός < futurismo, μαμαμία < mamma mia, μαφία < mafia). I primi vanno considerati perlopiù prestiti intimi (Bloomfield 1970: 444-460) e si trovano specialmente nei dialetti parlati a Cipro, a Creta, nel Dodecaneso, nelle Cicladi e nell’Eptaneso, i secondi sono presenti nel greco comune e costituiscono di regola prestiti di tipo culturale (ivi: 461-475) come gli internazionalismi, termini che si trovano anche in altre lingue europee. Si tratta però di una distinzione a carattere indicativo, giacché i prestiti del linguaggio quotidiano in realtà ricorrono con frequenza anche nella lingua standard. Da un punto di vista metodologico, va inoltre osservato che il prestito di tipo culturale è limitato a parole di contenuto (content words: Minniti Gonias 2010: 30), che nel nostro caso sono sostantivi, verbi ecc., laddove il prestito di tipo intimo comprende altresì elementi funzionali (function words: ivi), in particolare i prestiti avverbiali, che compaiono specialmente nei dialetti (τζα < già, αλάργα < al largo, αλιμάνκο < almanco).

Un secondo aspetto che interessa rilevare è la classificazione dei prestiti. Gli italianismi riflettono i contatti, immediati o mediati, con la civiltà italiana; variano dunque a seconda delle circostanze e dell’ambito d’uso, come si vedrà più oltre.

Un terzo aspetto, infine, a livello di sincronia, è l’osservazione dell’adattamento delle parole italiane entrate nel neogreco, rilevante in quanto consente di comprendere i meccanismi del mutamento formale e semantico che esse subiscono nel passaggio da una lingua all’altra.  

 

Stratificazione: i prestiti antichi dal veneziano e dal genovese

 

I prestiti ricordano una lunga storia di contatti diretti fra i due popoli, specialmente per opera dei Veneziani e dei Genovesi. Tra l’altro, va appena rammentato che a Venezia e Genova si deve la prima diffusione della lingua franca, una lingua dalla sintassi e dal lessico semplificato, tale da essere compresa da tutti quanti frequentavano gli scali del Levante (Cortelazzo 1989). In questa zona orientale del Mediterraneo, però, l’influsso di Venezia e del veneziano fu più forte di quello di Genova e del genovese, che si diffuse invece nel Ponente: gli italianismi marinareschi passati nelle lingue balcaniche e nell’arabo erano più veneziani (Vidos 1939: 106).

 

Venezianismi

 

Il veneziano si espanse nel Mediterraneo orientale come lingua franca dei commerci, della marineria e della diplomazia. Le ricerche dei venezianismi/venetismi nel neogreco hanno evidenziato tuttavia una diffusione dell’influsso anche in altri settori, come la gastronomia e l’artigianato. È importante dunque sottolineare l’aspetto culturale di questa penetrazione, della cultura antropologicamente intesa come insieme di usi e costumi; sterminati gli esempi, tra l’altro, nel dialetto dell’isola di Kàrpathos: βάντα < banda (fiancata dell’imbarcazione), μαντζαρόλα < mezarola “unità di tempo per i marinai in immersione”, μοσκέττον < moscheto, μπουκασίν < bocassìn “tipo di tessuto”, ρεσπέττο < respeto “usanza di lasciare un po’ di cibo nel piatto in segno di rispetto” ecc. (Minniti 2018: 159-182).

L’influsso del veneto e, com’è naturale, specialmente del veneziano, sul neogreco e i suoi dialetti nelle aree che sono state interessate dal dominio della Serenissima è stato fortissimo: nel dialetto di Cefalonia, per es., parecchi dei termini e dei modi di dire registrati risultano obsoleti e altri sono completamente decaduti dall’uso; numerosi comunque sono quelli passati nella lingua standard (Minniti Gonias 2018b).

Riportare qui un campione dei venezianismi del neogreco presi dalla marineria, dall’artigianato, dalla gastronomia, dal gioco, dal teatro, sarebbe un’impresa ardua; del resto, potrebbe risultare irrilevante per la comprensione dell’influsso veneziano, giacché in molti casi si tratta di variante del termine italiano. Di maggiore interesse sono invece una serie di parole, espressioni e modi dire veneziani o pseudoveneziani, documentate in glossari dialettali delle isole Ionie e ancora in uso presso i parlanti di una certa età, ma purtroppo in via di estinzione: α γκιόρνο (illuminato) < a giorno, αμόντε ντέμπιτο/αμόντε κρέντιτο < a monte debito/a monte credito, βεραμέντε < veramente, βιάτζο “percorso” < viaggio, γκεζουίτης “mascalzone” (sic) < gesuita, έμπετες < ebete, ζουφρουτιάρης “che vive di usufrutto”, κάμε κόντο < “fai conto”,  κατσαφαλιά < cazzada in falo “essere colti in fallo”, μαρκάς < marcà, μολάδο  molado “messo a mollo”, μποναγράτσια < bona grazia “manico di scopa” (tale arnese serviva all’educazione dei figli), νεότσιο < negozio “società per affari”, ντόγκα  < donca “dunque”, πόντα μαλίνια < ponta maligna “affezione maligna”, σοπρέσο < sopresàr “stirare”, σοφίτα αμπιτάντε < sofita abitante, σμπαντίδος < sbandà “sbandato”, σπαρανιάρω < sparagnàr, φα τσιφέτα < fa cifetta “fa molto freddo”  φρεγάδα < fregada < fregata “donna di aspetto imponente” e così via.

 

Genovesismi

 

L’eredità linguistica ligure in Levante non è stata sufficientemente studiata (Balard 1989). La difficoltà del riconoscimento dei prestiti dal genovese consiste nell’atteggiamento di malinteso purismo nei compilatori di glossari greci (fra cui il Paspatis, editore di un noto glossario ottocentesco del dialetto di Chios, 1880), i quali, secondo quanto lamentava il principale studioso dei genovesismi del neogreco, E. Ramondo, tendono a trascurare gli “stranierismi” (1940: 71). Un attento esame della resa fonetica dei termini in neogreco faciliterebbe dunque l’individuazione dell’elemento ligure; Ramondo (1923-1925: 169), ad es., attribuisce opportunamente a influsso genovese voci chiotiche come μαρσαπάς < marzapane o βιολί < violino, nelle quali si riscontra la caduta di -n delle corrispondenti voci genovesi; se fossero italiane, infatti, si sarebbe conservata intatta la sillaba finale. D’altra parte, a tale difficoltà sembra che contribuisca notevolmente l’evoluzione subita dal genovese attraverso i secoli (Toso 2016: 324). Esempio probante ne sia il termine βεγγέρα «veglia serale», che nei lessici viene attribuito all’influsso veneziano, ma che probabilmente costituisce un lascito genovese individuabile in vegêa (Casaccia 1876); l’ipotesi è da considerare del tutto plausibile, tenuto conto del fatto che la caduta di -r- intervocalica in questo dialetto è un fenomeno degli ultimi due secoli (Toso, ivi). Vi è da augurarsi dunque che l’ostacolo maggiore costituito dall’assenza di solidi studi scientifici sull’influsso del genovese nei territori frequentati dai Liguri venga rimosso.

I genovesismi presenti in neogreco, ed in particolare nel dialetto di Chio (ma localmente anche in altre isole dell’Egeo), sono riconducibili ad alcuni campi lessicali ben definiti, in cui si riconoscono gli ambiti relativi ad attività prevalentemente espletate dai Genovesi (Ramondo 1923-1925, cit. e Toso, cit.: passim):

Tecnica-nautica: αργάτα < regatta, κάβος < cavu “penisola”, κουβέρτα < cuverta “tolda”, μαῒστρα < véia méistra “vela maestra”, μπαλαούρι < baloû “camera delle gomene”, πουντάρω < apuntâ “allacciare una vela”, σμπίρος < sbiru “specie di nodo”, ζόβενο < zùvenu “mozzo”, μάνι μάνι < de maniman “prestamente” ecc.

Edilizia-suppellettili: κασόρα < cassö(r)a “cazzuola”, πουντί < puntin “poggiolo” σταμέναις < stamegna “sportelli che sostituiscono il vetro delle finestre”, καριόρα (καριόλα) < cariö “cassa da letto”, καντερέρα “lanterna a candela” < cande(r)ê “candeliere”, πανέρα < pané(r)a “paniere”  σκανταλέτο < scâdaléttu “scaldino”

Indumenti-accessori: καμιζόρα < camixö(r)a “giacca femminile tradizionale”, κορωνέτα < coroneta “coroncina del rosario”, σπεγγέτια < spêgétti “occhiali”

Medicina: μεζίνα “medicina, purga” < meixiña, τζαλάπα “gialappa, purgante” < scialappa, αγκούσα “afflizione” < anguscia, μόκος “semplicione” < muccu “mogio, triste”

Attività-oggetti vari: μπουρέτα < pü(r)a “polvere per asciugare l’inchiostro”, φέγγιο καρτί < föggiu “foglio di carta”, σενσάρης < sensâ(r) “sensale”, κρέντσα < crensa “credito”

Relazioni sociali: μισέ < messê “messere”, μπάρμπας < barba “zio”, κουνιά/κουνιός < cügnâ/cügnòu “cognata, cognato, μαδόννa < madona “suocera”, παϊρίνος < pairin “padrino”, φαντίνα < fantiña “ragazza da marito”.

 

Classificazione

 

A ragione dell’elevato numero e della presenza diffusa dei prestiti italiani in contesti molteplici, non è particolarmente agevole darne una ben delimitata nomenclatura. In linea di massima, è possibile distinguere fra prestiti di tipo culturale, termini del linguaggio quotidiano e termini scientifici. È lecito anche ipotizzare per il primo tipo una penetrazione per via scritta, anche se sarebbe azzardato considerare i termini provenienti dal linguaggio quotidiano e scientifico come frutto di tradizione esclusivamente orale.

I prestiti di tipo culturale ricorrono principalmente nella lingua standard e sono per lo più termini dell’arte, della musica, della letteratura, della moda ecc. (internazionalismi). Come avviene per l’influsso esercitato dall’italiano sulle altre lingue europee, così nel neogreco si osserva che dal Rinascimento in poi, quando l’Italia divenne il modello culturale d’Europa, furono introdotti, sempre per prestito diretto o indiretto, termini d’arte (καμαρίνι < camerino, φρέσκο < affresco, κάδρο < quadro, καβαλέτο < cavalletto, ντεμπούτο < debutto, passerella, πινέλο < pennello, ράμπα < rampa, σενάριο < scenario, ταλέντο < talento, φινάλε < finale), di architettura (βόλτα < volta, λότζα < loggia, πάρκο < parco, πόρτεγο < ven. portego), di letteratura e cultura in genere (σονέττο < sonetto, ρίμα < rima, Νεορεαλισμός < Neorealismo). Fra i prestiti culturali vanno considerati anche alcuni calchi, per es. le denominazioni di elementi e movimenti letterari, come anche di periodi storici, che spesso sono il risultato di traduzione: τρίστιχο < terzina, Αναγέννηση < Rinascimento,  Παλιγγενεσία < Risorgimento, Αλυτρωτισμός < Irredentismo. I termini del lessico della musica sono numerosissimi e la loro introduzione risale primariamente al Rinascimento cretese, quando a Creta, sotto l’influsso di Venezia, fiorì la musica profana di stampo occidentale (Panagiotakis 1988), e successivamente al periodo settinsulare quando, occupata Creta dagli Ottomani, furono le isole Ionie – e in particolare Corfù – ad assumere la guida culturale dei Greci, in concomitanza con la diffusione della musica italiana in Europa. Esempi indicativi di termini ed espressioni musicali sono: α καπέλα < a cappella, βιμπράτο < vibrato, κοντραπούντο < contrappunto, παρτιτούρα < spartito, φούγκα < fuga e così via.

Dal linguaggio quotidiano, com’è naturale, provengono i prestiti cosiddetti intimi, che, come già rammentato, troviamo numerosi sia nei dialetti che nel greco standard e riguardano i seguenti campi lessicali:

Vita quotidiana: άσος < asso, βάλσαμο < balsamo, βαγόνι < vagone, γομολάστιχα < gomma elastica, δρεπάνι < trapano, καδένα < ven. cadena o it. catena, καράτι < carati, κάρτα < carta, κορδόνι < ven. cordon, κούρσα < (macchina da) corsa “autovettura di tipo sportivo”, λαμπιόνι < lampione, λίρα < lira, λούστρο < lustro (“sostanza lucidante”), μαγκαζίνο < magazzino, μανούβρα < manovra, μάσκα < maschera, μόστρα < mostra, μπόμπα < bomba, μπουγάδα < bucato, ντάμα < dama, ομπρέλα < ombrello, πακέτο < pacchetto, παρόλα < parola, πάσο < passo (al gioco delle carte), παστίλια < pastiglia, πασιέντσα < solitario (gioco di carte), πιάτσα < taxi piazza, σκόντο < sconto, σπίρτο < spirito, τόμπολα < tombola, τράπουλα < trappola “gioco di carte”, τσιρότο < cerotto, φίλτρο < filtro, φόρμα < forma, φoρτσάρω < forzare, φρένο < freno, φρέσκος < fresco, χαρτόνι < cartone Abitazione-arredamento: γρίλια < griglia, καμινάδα < ven. caminada, καντίνα < cantina, κασέλα < cassella, κομοδίνο < comodino, κουβέρτα < coperta, λαβομάνο < lavamano, λάστιχο < elastico, μπαλκόνι < balcone, μπουκάλι < ven. bocal o it. boccale “bottiglia”, μπάνιο < bagno, νταμιτζάνα < damigiana, πέργκολα < pergola, πιάτο < piatto, σιφόνι < sifone, ταπετσαρία < tappezzeria Moda-abbigliamento: βελούδο < ven. veludo, γάντι < guanto, γκαρνταρόμπα < guardaroba, γραβάτα < cravatta, καπέλο < cappello, κουστούμι < costume “vestito da uomo”, μοκασίνι < mocassino, μπαστούνι < bastone, μπροκάδο < ven. brocado, παντελόνι < pantaloni, παντόφλα < pantofola, πέτο < petto (della giacca), πιτζάμα < pigiama, στόφα < stoffa, φανέλα < flanella, φινέτσα < finezza, φόδρα < fodera, φουρκέτα < forchetta “forcina”, φουστάνι “vestito da donna” < fustagno, φράντζα < frangia Corpo (umano e animale): γάμπα < gamba (controprestito), μουστάκι < mustacchi “baffi”, μπράτσο < braccio Atteggiamenti-stati d’animo: βίτσιο < vizio, γκρίνια “malcontento” < digrignare, κουράγιο < coraggio, μιζέρια < miseria, σούσουρο “diceria” < sussurro.

E ancora, termini varî che rimandano ad attività artistiche, artigianali e di altro genere (αρτίστας < artista, γκαλερίστας < gallerista, ιμπρεσάριος < impresario, κομπάρσος < comparsa, μαέστρος < maestro, σαλτιμπάγκος < saltimbanco, τσίρκο < circo, μπαρμπέρης < barbiere, κομπανία < compagnia, μπαλέτο < balletto, μπάντα < banda, σερβιτόρος < cameriere, φαντάρος «militare di leva» < fante) o che si riferiscono alla monetazione (γρόσi < grosso, ρεάλι < reali, τάλιρο < tallero, φλουρί < fiorino), alla politica (γκουβέρνο < governo, κουμάντο < comando, μινίστρος < ministro), alle relazioni sociali (κουμπάρος compare, κουνιάδος cognato) e ai saluti (τσάο < ciao, αντίο < addio).

 

Gastronomia

 

Uno dei campi semantici più vasti e sempre produttivo è quello della gastronomia, che va dai nomi di ingredienti (αντζούγια < acciuga, λεμόνι < limone, μελιτζάνα < melanzana, μπακαλιάρος < baccalà, μπιζέλι < piselli (controprest.), μπρόκολο < broccoli, πασταφλόρα < pastafrolla, σαλάτα < insalata, τόνος < tonno, (τα) φρούτα < frutta) a quelli di cibi e bevande (γοργοντζόλα < gorgonzola, γρανίτα < granita, καραμέλα < caramella, καπουτσίνος < cappuccino, καφές < caffè, κοτολέτα < cotoletta, λαζάνια < lasagna, < λεμονάδα < limonata, μανέστρα < minestra, μαρμελάδα < marmellata, πίτσα < pizza, σάλτσα < salsa, σπαγγέτι < spaghetti, μακαρόνια < maccheroni, μορταδέλα < mortadella, παρμεζάνα < parmigiano, πάστα < pasta (il dolce), παστίτσιο < pasticcio, ριζότο < risotto, στιφάδο < stufato, τιραμισού < tiramisù).

 

Marineria

 

A dir poco sterminato è il campo semantico della marineria: βάρδια < guardia, βαπόρι < (battello a) vapore, βιράρω < virare, κάβο < cavo, καπετάνιος < capitano, μαρίνα < marina, λοστρόμος < nostromo, μούτσος < mozzo, μπαρκάρω < imbarcarsi, πόρτο < porto, τσούρμο < ciurma, φουντάρω “gettare l’ancora” < affondare, φουρτούνα < fortunale, φινιστρίνι < finestrino. Un termine particolarmente interessante è μαούνα, che si riferisce appunto alla maóna genovese3. Altrettanto importanti come i termini marinareschi sono quelli militari (σολντάτος < soldato) e i termini commerciali (καπάρο < caparra, μονέδα < ven. moneda, παρτίδα < partita “una parte”).

 

Le scienze

 

Un discorso a parte va fatto per il linguaggio scientifico. È noto che l’italiano ha diffuso una modesta quantità di termini scientifici nei lessici delle lingue europee – significativamente il termine della medicina più diffuso è ciarlatano, derivante da cerretano (Migliorini 1953: 272-277). Non tutti i termini si irradiarono dall’italiano: anche popolarismi e regionalismi indicanti designazioni tipicamente peninsulari sono stati assunti nel vocabolario di molte lingue straniere. Per quanto riguarda il neogreco, anche qui gli italianismi sono entrati in circolazione attraverso canali come il commercio e la navigazione; i termini del settore scientifico penetrati (tratti da GRADIT e DETS) appartengono alle scienze «positive» (botanica, fisica, astronomia, meteorologia, medicina) e sono nomi di piante, di animali, di pietre e rocce e designazioni di fenomeni naturali caratteristici del suolo e del sottosuolo peninsulare, passati dallo stato di dialettismo a quello di tecnicismo: λάβα < lava, μπρούντζος < bronzo, γρανίτης < granito, τηλεσκόπιο < telescopio, γαλβανισμός < galvanismo, δορυφόροι του Γαλιλαίου < satelliti di Giove, μπόρα < ven. bora, μπουρίνι < ven. borin, πουνέντες < ponente, σιρόκος < scirocco, τραμουντάνα < tramontana, γαρύφαλλο < garofano, γεράνι < geranio, μαργαρίτα < margherita, μαντζουράνα < ven. mazorana, μιμόζα < mimosa, μπιγκόνια < begonia πορσελάνη < porcellana, μπελαντόνα < belladonna, λαζαρέτο < lazzaretto, μαλάρια < malaria4, μαλαφράντζα < mal di Francia, πετέχεια < petecchia, πελάγρα < pellagra, ποδάγρα < podagra, πτωμαΐνη < ptomaina5.

In particolare, i dialetti greci delle isole dell’Egeo, tradizionalmente legate a Venezia, conservano o più spesso conservavano alcuni italianismi arcaici che erano altrettanti prestiti “di ritorno” di ambito medico, erano cioè grecismi entrati nell’italiano per tramite colto e rientrati poi attraverso l’italiano (Casapullo 2009: passim): il cultismo epidemia, che è all’origine di επιδημία; il termine dieta,  registrato nella varietà di Cefalonia e Zante come ντιέτα, διέτα, ντουέτα; la variante italiana, letteraria e obsoleta colera, migrata a Cefalonia e Zante (κολέρα), mentre il prestito parzialmente adattato χολέρα a Zante ha assunto il duplice significato  “colera” e “malattia della vite”; sempre a Cefalonia, infine, è stato registrato σχιάτικα o σιάτικα, ovvero sciatica.

 

Adattamento

 

È necessario distinguere il prestito acclimatato dal prestito adattato: nel primo caso la parola prestata non subisce modifiche dal punto di vista fonetico e viene assunta nella nuova lingua integralmente, mentre nel secondo caso intervengono cambiamenti sia dal punto di vista fonetico che morfosintattico (Gusmani 2004: 25-26). Gli italianismi penetrati nel neogreco appartengono quasi esclusivamente al secondo gruppo; considerata infatti la differenza tra i sistemi consonantici delle due lingue, risulta particolarmente difficile che vi sia una corrispondenza tale che la fonetica di un termine italiano non debba cambiare per poter essere pronunciato in greco.

D’altra parte, un prestito è possibile che sia più o meno adattato e l’adattamento può essere primario o secondario: la fase primaria comprende i mutamenti verificatisi tra il trasferimento del modello e la sua eventuale integrazione nel sistema della lingua ricevente; i mutamenti secondarî hanno luogo successivamente all’integrazione del prestito e seguono le tendenze evolutive del sistema che li ha accolti (Filipović 1983: 60). Gli adattamenti interessano quattro sottosistemi: fonetico, grafico, morfologico e semantico.

Perché abbia luogo il prestito, deve avvenire una sostituzione di fonemi (transfonemizzazione: Filipović 1986: 69-70, cfr. Soćanac 2000: 39), che può essere di tre tipi: di grado zero, parziale e libera. Nella sostituzione a grado zero si verifica un’esatta corrispondenza fonemica fra il termine-replica e il termine originale. Nel nostro caso, le occorrenze di sostituzione zero sono la maggior parte (amore > αμόρε), in conseguenza del fatto che a livello fonetico segmentale il neogreco condivide con l’italiano la cosiddetta continental pronunciation delle vocali, cioè la pronuncia delle vocali come in latino (Stammerjohann 2010). Al contrario, la instabilità della nasalità e la pronuncia scempia delle consonanti nel neogreco incidono notevolmente sul prestito, dando luogo a sostituzione parziale, dove appunto si verifica una corrispondenza parziale fra i due termini (bronzo > προύντζος, caminetto > καμινέτο).

Va specificato inoltre che la forma del prestito può essere determinata non soltanto dalla pronuncia ma anche dalla grafia. In linea di massima, è plausibile che prestiti entrati nel neogreco per via orale abbiano mantenuto più la pronuncia che la grafia, mentre prestiti passati per via scritta abbiano mantenuto più la grafia che la pronuncia (δόγης < doge, ινκόγκνιτο < incognito).

Anche nell’adattamento morfologico avvengono delle sostituzioni, in questo caso morfemiche (transmorfemizzazione: Filipović, cit.: 117-124, ivi: 42). In fase di adattamento primario, le sostituzioni sono perlopiù parziali (ven. roba > ρόμπα “vestaglia”) o complete (giovane > τζόβενο). In neogreco, infatti, il genere del modello italiano di solito si conserva ma con esiti particolari: i significati inanimati, ad es., in neogreco vengono resi con il genere neutro e quindi in alcuni casi il sostantivo italiano maschile viene modificato in neutro (Minniti Gonias 2018: 52-55). Per quanto riguarda il numero, va notato che la conservazione del plurale anche per designare il singolare indica in genere recenziorità del prestito e quindi un basso grado di integrazione (infatti, γκράφιτι < graffiti, παπαράτσι < paparazzi, σπαγγέτι < spaghetti sono indeclinabili)6.

Più analiticamente, si osserva che il prestito prende le desinenze clitiche e verbali (lavanda > nom. λεβάντα, gen. της λεβάντας). I sostantivi costituiscono la categoria più numerosa dei prestiti; quelli in -a e -o di solito conservano il genere e la vocale originaria, mentre i maschili in -e acquistano prevalentemente la desinenza dei maschili in -ος (dottore > ντοτόρος, tenore > τενόρος) e in minor misura in -ης (portiere > πορτιέρης); quelli in -a variano (capitalista > καπιταλίστας/καπιταλιστής). Gli aggettivi in -e prendono desinenza -ος oppure -ης (nobile > νόμπιλος, birbante > μπερμπάντης). È singolare che aggettivi che si formano da parole italiane tendano a prendere per lo più la desinenza -όζος, sebbene in italiano la desinenza -oso sia relativamente poco produttiva (φασαριόζος “rumoroso” < φασαρία < fesseria (sic), φουριόζος “frettoloso” < φούρια furia). I prestiti verbali della lingua standard fanno principalmente parte della 1a e 3a coniugazione, a cui si aggiungono anche verbi della 2a coniugazione nei dialetti; per poter funzionare in neogreco prendono la desinenza di 1a persona: -are > -άρω, -ere > -έρω, -ire > -ίρω (salpare σαλπάρω, pretendere πρετεντέρω7, finire φινίρω).

Quando l’adattamento si verifica dopo l’integrazione della parola nel sistema della lingua ricevente, viene detto secondario. Negli italianismi del neogreco gli adattamenti secondari più frequenti sono quelli che riguardano la morfosintassi, per es. neoformazioni sintattiche come il suffisso -έρνω sviluppatosi contemporaneamente alla già citata desinenza -άρω del verbo, oppure il suffisso -άντζα derivato da ital.

-anza, che viene applicato nella formazione di vari neologismi su base prestata sia italiana che francese (σοφεράντζα “noleggiatore” < franc. chauffeur + -anza). La derivazione è molto produttiva e dà luogo a neologismi del tutto originali, sia nella lingua standard che nei dialetti: μπαρκάρω “imbarcarsi” > ξεμπαρκάρω (con l’aggiunta del prefisso privativo ξε-) “sbarcare”, φινίρω > φινιρίσματα “rifiniture”, ecc. Ecco una lista dei suffissi italiani/veneziani, che vanno da molto produttivi a relativamente produttivi: -άδα < ital. -ata o ven. -ada (es. πορτοκαλάδα “aranciata”), -άνος e ιάνος < -ano (πρωτευουσιάνος “abitante della capitale”), -άρω < -are (σταμπάρω < stampare, nel senso di “adocchiare”), -έζος/α < -ese (φραντζέσος, pop., “francese”), -αρία < -eria (μπιραρία “birreria”, πιτσαρία “pizzeria”, τραπεζαρία “sala da pranzo”), -ιέρης (πορτιέρης “portiere”), -ίνα (pop.) < ital. -ina opp. franc. -ine (φασίνα “le faccende domestiche”), -ίρω < -ire (γαρνίρω “guarnire una pietanza”),

-ίστας/-ίστρια (πιανίστας “pianista», αριβίστρια “arrivista”), -όζος < -oso (σκαμπρόζος “scabroso”), -όζικος (σκερτσόζικος “scherzoso”).

 

L’adattamento semantico

 

L’adattamento semantico è un aspetto del prestito che desta maggiore interesse dell’adattamento formale ma purtroppo è stato, ad oggi, pochissimo studiato. Come ha giustamente osservato Gusmani (cit.: 18-19), è proprio il significato che determina il prestito, cioè il suo passaggio in un altro sistema linguistico. Per es., pazienza può significare “gioco solitario (di carte)” in neogreco (πασιέντσα) ma non in italiano. Inoltre, il prestito può anche avere connotazioni diverse rispetto al termine originale, e spesso connotazioni negative: καπάτσος < capace non significa semplicemente “abile” ma “scaltro, furbo”. La funzione principale di un termine preso a prestito risiede infatti nel coprire l’accezione che manca nella lingua ricevente, modificando quindi il proprio contenuto semantico iniziale: σπάλα si riferisce solo alla spalla di un animale e non a quella di un essere umano, per la quale si usa il termine ant. gr. ώμος (“omero”), mentre κομπλιμέντο < complimento ha perso l’accezione di espressione d’affetto o di ossequio per assumere la connotazione dispregiativa di “moina”, βίζιτα si riferisce alla visita ad una prostituta, καριόλα ad una donna di facili costumi e non all’oggetto carriola e così via.

Nell’adattamento semantico, e specificamente nella fase primaria, di regola si verifica da una parte il grado zero dell’estensione, dove il significato della parola in L2 rimane uguale a quello originario, dall’altra la restrizione (Filipović, cit.: 180, cfr. Soćanac, ivi: 45): βάτα “spallina” < ovatta, φούστα “gonna” < fustagno.

Nei prestiti culturali, di solito il significato coincide fra il termine prestato e quello d’origine (ρίμα < rima). È significativo, invece, che la restrizione semantica caratterizzi quasi sempre le didascalie musicali, passate dall’italiano in tutte le lingue di cultura (Bonomi & Coletti 2015). Dal punto di vista semantico, esse non hanno un rapporto diretto con i loro significati primari comuni, ovvero adagio, allegro, andante. In particolare, l’aggettivo allegro a partire dal 1566 è diventato indicazione di movimento musicale e dal ’700 in poi significa “abbastanza veloce”, accezione con la quale è passato in altre lingue; soltanto in neogreco è entrato con la doppia forma, sia invariabile αλέγκρο che adattata αλέγρος, in questo secondo caso con il significato “gioioso, gaio” (Vidos 1965: 60).

Nella fase secondaria dell’adattamento, è possibile che i termini acquistino significati completamente nuovi, sconosciuti alla lingua donatrice, formatisi per  metonimia, ad esempio, in base all’uso delle cose designate (ούζο < “liquore all’anice all’uso di Marsiglia”, μασέλα “dentiera” < mascella, τσατσάρα “pettine” < zazzera ecc.), oppure per metafora: un esempio caratteristico è dato dal termine γόνδολα che, oltre alla tipica imbarcazione veneziana, può significare anche telefono portatile dalla caratteristica forma a gondola. 

 

Conclusioni

 

Nell’articolo si è tentato di dare una presentazione complessiva dei prestiti italiani nel neogreco sulla scorta dei dati ottenuti dalla pluriennale ricerca condotta sul lessico della lingua comune (κοινή νεοελληνική) e dei dialetti. Partendo dalla differenza fra prestito culturale e prestito intimo e secondo una distinzione per grandi linee proposta dagli storici della lingua fra otium e negotium, gli italianismi sono stati considerati sia dal punto di vista della loro distribuzione nella varietà standard e nelle varietà diatopiche, che dal punto di vista della loro stratificazione in diacronia, esemplificata in uno strato antico e uno strato più moderno. Inoltre, è stata tentata una classificazione dei termini imprestati secondo i diversi àmbiti lessicali. Infine, sono stati esaminati i varî mutamenti fonetici, morfologici e semantici subiti dai prestiti, sia nella fase primaria della transizione del trasporto lessicale dalla lingua di partenza a quella di arrivo, che nella fase secondaria, in cui il prestito acquista una vita propria all’interno della nuova lingua, con esiti del tutto originali e sconosciuti alla lingua di provenienza. Quest’ultima considerazione conferma l’assunto generale nei recenti studi sull’interferenza, assunto che vede nel prestito lessicale una necessità della lingua non tanto di sopperire alle proprie lacune, quanto di creare e di rinnovarsi continuamente.

 

*Università Nazionale e Kapodistrias di Atene

 

Note

1 Si tratta di un sistema di ricerche sugli italianismi nel maggior numero di lingue di contatto, accolto di recente tra i progetti dell’Accademia della Crusca e coordinato da L. Serianni e M. Heinz (Heinz 2017).

2 Un caso notevole è quello delle neoformazioni per composizione, frequenti nel linguaggio giornalistico, all’interno delle quali i prestiti acquisiscono determinate caratteristiche semantiche e strutturali; ad es. επιχείρηση-βιτρίνα società-vetrina (“prestanome”), κράτος-άρπα κόλα (< incollare) “amministrazione statale alla buona”, νίκη-βάλσαμο vittoria-balsamo, τόπος-διαμάντι posto-diamante (“meraviglioso”) ecc.

3 Si trattava di un tipo di associazione di età tardomedievale a carattere finanziario, funzionante sotto la garanzia dello Stato ma con amministrazione autonoma, mediante la quale i comuni italiani, e soprattutto la Repubblica di Genova, dettero vita a grandi imprese marinare che altrimenti avrebbero superato le possibilità di investimento dei governi e dei privati.

4 Il termine si diffuse parallelamente alla propagazione dei focolai italiani dal Cinque al Settecento (Migliorini, cit.: 583).

5 Neologismo italiano creato su ant. gr. πτώμα, documentato prima in Francia alla fine dell’’800 e poi in Italia.

6 Il neogreco segue questa regola generale del prestito, constatata da Stammerjohann  (2013) in altre lingue europee.

7 Lo spostamento dell’accento dalla terzultima alla penultima sillaba nei verbi di 2a coniugazione può essere dovuto alla trasmissione per via orale dei prestiti, secondo una regola vigente in altre lingue europee (Stammerjohann, cit.). Qui è piuttosto presumibile un’attrazione con altri verbi della 2a coniugazione (vedere, potere, ecc.).

 

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