22 luglio 2008

Parola di Papa

di Silverio Novelli

Ciascuno a modo suo, Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI tengono in grande considerazione la comunicazione con i fedeli, posta al centro di uno sforzo costante di predicazione cristiana. La linguista Rita Librandi ricorda queste significative parole del Papa polacco, che danno conto dell'importanza cruciale assegnata alla parola comunicata: «Ogni comunicazione ha una dimensione morale [...] la statura morale delle persone cresce o si riduce a secondo delle parole che esse pronunciano». Le parole-chiave dell'alta predicazione papale, espressa in particolar modo nelle encicliche, gravitano da sempre intorno a un ristretto nucleo di concetti. Basti pensare alle prime due encicliche di Benedetto XVI, la Deus Caritas Est e la recentissima Spe Salvi: carità e speranza, come dire, due cardini teologali immobili nel tempo, attorno ai quali ruota l'ellittica della mutevole storia umana.

 

Orizzontale e verticale

Ci sarà da considerare che il pensiero e la voce del Papa che molto viaggiò e del Papa che molto parla devono farsi largo in un mondo saturo di comunicazione. Secondo il sociologo Franco Ferrarotti, Papa Giovanni Paolo II espande la parola per via «orizzontale», ricorrendo alla auto-mobilitazione fisica di pellegrino mediatico, conscio pienamente di vivere nel periodo storico del più ampio sviluppo delle tecnologie comunicative. Sempre espanso nella dimensione orizzontale è il grembo plenario delle moltitudini riunite in grandi spazi consacrati alla comunione della compresenza di pontefice e fedeli: non si parla, naturalmente, delle canoniche messe domenicali in San Pietro, ma degli enormi raduni come lo straripante rassemblement romano in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. Non per caso, del lessico nuovo, poco meno che effimero, giostrante con facile effetto espressivo sui media, le poche parole di notevole diffusione negli ultimi vent'anni, relative alla sfera verbale di area religiosa (forse dovremmo dire: para-religiosa), sono papamobile 'veicolo progettato su misura per il Papa, affinché questi possa spostarsi al sicuro ed essere comunque ben visibile dalla folla' (attestato dal 1984) e papa-boy 'giovane ed entusiasta seguace del Papa' (attestato dal 2000): «L'estate scorsa la scoperta dei media erano i papa-boys, quelli belli, buoni e bravi. A sorpresa calarono a Roma in un milione, erano cattolici ma fumavano le canne, facevano sesso ma buttavano le cartacce nel cestino. Questi i loro tratti salienti, a leggere gli identikit dei giornali» (Daria Bignardi, «La Stampa», 14 agosto 2001, a proposito appunto dei partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù). Naturalmente, la mediatizzazione degli eventi giubilari del 2000 ha contribuito a sottolineare la vocazione pandemica del verbo papale di Giovanni Paolo II, senza peraltro dissipare i dubbi sulla sua reale capacità prescrittiva o, quanto meno, di orientamento nel campo dei comportamenti dei credenti in materia di morale sessuale, contraccezione, aborto, divorzio, coppie di fatto. Diversamente da Giovanni Paolo II, il suo successore - sempre secondo Ferrarotti - rinuncia in parte all'attivazione dei meccanismi centrifughi di diffusione della parola: più che coprire gli spazi estendendo il raggio d'azione e moltiplicando le missioni lontano dalle mura vaticane, Benedetto XVI sceglie, da «Papa teologo» quale viene non a torto considerato, di far penetrare «verticalmente» la propria parola. Si sposta con parsimonia, non ricerca i bagni di folla ma, contando comunque sulla notiziabilità universale del suo dire, si concentra sulla potenza teorica e sulla forza d'impatto di una dottrina interpretata con rigore e sottigliezza, con l'intento di rilasciare effetti significativi più che su un ecumene da conquistare tramite seguaci mobilitati, galvanizzati e galvanizzanti, su una porzione scelta di umanità, da rimotivare, consolidare e certificare profondamente nella propria alterità, in contrasto con quanti professano fedi diverse e in opposizione netta a chi non crede, tanto più se a causa di aberrante «relativismo morale» di stampo insieme lassista e laicista, materialistico ed egoistico.

 

Continuità e revisione

La Chiesa negli ultimi quarant'anni ha mostrato di sapersi adeguare al mutamento degli stili e dei mezzi comunicativi. Di più: ha mostrato di saperne sfruttare le potenzialità diverse e, nel complesso, accresciute. Ciò ha significato l'adozione di una strategia combinata, sviluppatasi su due piani omorganici: 1. Rinnovamento del linguaggio, attraverso un'opera attenta di riscrittura, dei testi cui la Chiesa deputa il compito di veicolare capillarmente i contenuti e i princìpi della fede nell'ecclesia; 2. Diffusione dei testi rammodernati attraverso i canali e le strategie di distribuzione proprie della più aggiornata civiltà di distribuzione delle merci e di propaganda delle notizie. Questa strategia ha unito il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Il Catechismo della Chiesa cattolica fu emanato nel 1992 da Giovanni Paolo II, dopo un lavoro di revisione linguistica durato anni. Nel 2005 Benedetto XVI ha promulgato il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, che sintetizza il Catechismo secondo la nota strutturazione in domande (598) e relative risposte, ma incoraggiando una comprensione autentica in luogo del tradizionale apprendimento meccanico. Compiuta l'opera, la Chiesa ha sfruttato tutti i mezzi di maggiore penetrazione sul mercato per far arrivare il Compendio nelle case, affidando la distribuzione delle copie fin nei supermercati e negli autogrill, col sostegno martellante di una campagna pubblicitaria multitasking. In questo modo, il Catechismo si è imposto come uno dei best-seller del 2005, con circa mezzo milione di copie vendute.

 

Specie e mammona

C'è un ultimo, marginale, elemento di continuità, che meriterà approfondimenti da parte degli specialisti: sia nel Catechismo e nel Compendio che nel nuovo Lezionario della Chiesa italiana (il testo nel quale sono raccolte le letture dalla Bibbia per messe, sacramenti e vita comunitaria della Chiesa) spicca la scelta a favore di termini non immediatamente trasparenti per il fedeli, ritenuti - c'è da supporre - irrinunciabili per la specificità tecnicistica e la forte evocatività simbolica. Nei primi due testi, per esempio, si mantiene specie, quando si scrive della presenza di Cristo «sotto le specie eucaristiche del pane e del vino», dove specie vale 'apparenza, aspetto'. Nei primi tre libri revisionati linguisticamente del nuovo Lezionario, utilizzabili dal 2 dicembre scorso e obbligatori dal 2010, se mammona della Vulgata in latino viene ritradotto, semplificando, «ricchezza» invece di «ricchezza ingiusta», in controtendenza si sostituisce il precedente «consolatore» con «paraclito» (sinonimo culto e grecizzante) come attributo dello Spirito Santo.

 

 

 

 

Immagine: Papa Benedetto XVI durante l'Udienza generale del 26 marzo 2008, Città del Vaticano. Crediti: Broc [CC 3.0 Unported (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)], attraverso Wikimedia Commons.


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