22 novembre 2018

Il riassunto, per decodificare e rielaborare

Nel finale di Incontri ravvicinati del terzo tipo (Spielberg, 1977), l’équipe del professor Lacombe – un indimenticabile François Truffaut – comunica con gli extraterrestri attraverso un radiosegnale formato da una sequenza numerica di cinque impulsi, ovvero cinque note musicali: la celebre sol – la – fa – fa – do, con un salto di ottava (inferiore) tra i due fa.

Attraverso le elaborazioni della sequenza, frutto di numerosi incastri e numerosi tentativi, Lacombe riesce a decodificare i messaggi alieni e trova un punto d’incontro tra linguaggi lontani anni luce, del tutto estranei l’un l’altro.

La comprensione di un testo, infatti,  tanto scritto quanto orale, è il risultato della combinazione tra molteplici fattori (tra cui attenzione, motivazione o competenze lessicali) e altrettanti processi attivi, come la lettura, la concettualizzazione e l’integrazione delle informazioni con le conoscenze pregresse, sino alla conservazione nella memoria dei dati appresi.

 

La comprensione del testo

 

Ora, è ben noto che la comprensione del testo è una delle capacità principali da acquisire per potersi dedicare, con solide basi, alla risoluzione di problemi semplici e complessi che accompagnano la vita d’ogni giorno e per poter sviluppare ogni altra competenza in grado di impreziosire il capitale intellettuale di ognuno di noi.

Purtroppo i dati OCSE-PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), resi noti alla fine del 2016 e riguardanti le abilità cognitive fondamentali della popolazione adulta europea (compresa tra i sedici e i sessantacinque anni), sono impietosi: il 28% dei partecipanti ai test somministrati può essere considerato analfabeta funzionale; cioè è in grado di leggere e scrivere, ma non è in grado di utilizzare queste attitudini nella vita quotidiana, non comprende i linguaggi specifici o non riesce a risalire a un’informazione presente in un testo.

Limiti peraltro importanti, perché ostacolano l’emancipazione della persona e il suo pieno sviluppo: comprendere correttamente un testo fornisce infatti strumenti decisivi per sviluppare le capacità critiche, vivere scambi e relazioni, agire sulla percezione del mondo e su ciò che in esso accade (parametri sintetizzati compiutamente in vari documenti programmatici europei, dalla Dichiarazione di Persepoli del 1975 alla recente Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile del 2015).

 

L’analfabetismo funzionale e il riassunto

 

Come ha notato Mariangela Vaglio per L’Espresso (2017), l’analfabeta funzionale è un indifeso nei confronti della vita. Magari ha un titolo di studio o una significativa esperienza lavorativa, ma non è in grado di rielaborare un’informazione e di contestualizzarla regolarmente, per poterne poi fruire in contesti formali o informali. Per quale motivo? Eccoci al punto: secondo molti, Vaglio compresa, perché non ha mai imparato a fare un riassunto.

Un riassunto non è un puzzle di testo, ricucito, ridotto o riadattato attraverso la tecnica del copia-incolla; non è neppure una mera parafrasi o una sostituzione sinonimica di parole; è piuttosto un’accurata elaborazione delle informazioni, una gerarchizzazione di notizie, una sintesi corretta e coesa di uno o più messaggi.

Riassumere implica comprendere, pensare e pianificare, perché il sunto è il risultato operativo d’una attenta lettura e di un’analisi intelligente, che rivelano la profonda comprensione di ciò che si sta trattando. Il riassunto richiede la ricostruzione mentale di quanto letto e la capacità di individuare le macrostrutture semantiche, ossia le informazioni più importanti (Ugo Cardinale, 2017).

Insomma, lo scriveva anche Umberto Eco: il riassunto è un atto critico e un artefatto creativo, perché implica la sottile ricerca dell’essenziale attraverso pregnanza concreta ed estro intuitivo.

 

L’esame di fine primo ciclo d’istruzione

 

In ottemperanza del Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n°62 (e successive modificazioni e integrazioni), sia l’esame di fine primo ciclo d’istruzione sia il vecchio esame di Maturità sono stati recentemente riveduti e riformati, e nella logistica organizzativa e nell’impostazione contenutistica.

Per quel che riguarda ad esempio la prova d’italiano nell’esame di fine primo ciclo, la terza tipologia testuale proposta è la comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo o scientifico (tipologia C), che affianca la traccia narrativo-descrittiva (tipologia A) e quella argomentativa (tipologia B).

Saper riassumere è fondamentale per poter correttamente affrontare la succitata terza tipologia; il gruppo di lavoro ministeriale, autore del Documento di orientamento per la redazione della prova scritta d’italiano nell’esame conclusivo del primo ciclo, ha suggerito - a proposito - un’attenta lettura del testo, quale preludio alla consapevole gerarchizzazione delle informazioni (anche mediante la scansione in macrosequenze), all’individuazione dello scopo dei messaggi e alla pratica della riformulazione dei contenuti, variabile a seconda delle specificità testuali.

In fase di rielaborazione delle informazioni , poi, è possibile operare una riscrittura parafrastica (per “allargamento” testuale), una riscrittura riassuntiva per “riduzione”, una riscrittura selettiva (attraverso accurata cernita delle informazioni) oppure una riscrittura plurima per sintesi sempre più stringenti. La riscrittura, oltretutto, è attività marcatamente formativa ed è funzionale all’affinamento dei tanti approcci alla produzione scritta, coi quali ogni studente è chiamato a misurarsi.

 

L’esame di fine secondo ciclo d’istruzione

 

Quanto invece alla modifica dell’esame nel secondo ciclo d’istruzione, la Nota ministeriale 3050 del 4 ottobre 2018 ripercorre gli obiettivi irrinunciabili della prova di italiano nel quinto anno; essi, a loro volta, riflettono una duplice esigenza: padroneggiare il patrimonio grammaticale, lessicale ed espressivo della lingua italiana (secondo le esigenze comunicative dei vari contesti) e costruire un testo coerente e coeso, attraverso una corretta articolazione sintattica, una completa comprensione semantica e una ponderata capacità di interpretare o di “far parlare” il testo, di là dal suo significato letterale. Anche in questo caso le capacità di sintesi, di decodificazione delle informazioni e di rielaborazione risultano decisive perché i testi prodotti vanno sempre messi in relazione con l’esperienza diretta dello studente e con un panorama storico-culturale d’ampio respiro, attraverso un lessico preciso e mirato, capace di trascendere l’informalità dell’oralità.

Pertanto, in conclusione, sembra che per gli studenti d’oggi la pratica del riassunto sia la miglior strada da seguire, per potersi destreggiare nelle tortuose insidie del testo, non sempre comprensibile né interiorizzabile o fruibile con disinvoltura.

Quando si riassume, il nemico numero uno sovente è la cosiddetta “libera espressione”: bisogna saper soppesare le parole, sceglierle, diversificarle a seconda del contesto; occorre altresì focalizzare a fondo quello che davvero rappresenta il messaggio più importante, tralasciando i dettagli superflui e, al tempo stesso, curando quelli che possono risultare decisivi. Inoltre è necessario vincolare la scrittura, rendendola pragmatica, precisa e funzionale: come se le parole andassero disegnate nella mente, per poterle inserire in una lucida architettura concettuale.

 

 

 

Bibliografia e sitografia di riferimento

 

Normativa: D.lgs 13 aprile 2017 n° 62 – D.M. 3 ottobre 2017 n°741 – Nota ministeriale n° 1865/2107 e Nota ministeriale n° 3050/2018 – D.M. 499/2017

 

Ugo Cardinale, L’arte di riassumere, Il Mulino, 2015

Umberto Eco, L’elogio del riassunto, L’Espresso, 1982

Carlotta De Leo, L’importanza dl riassunto al tempo delle piattaforme online, www.corriere.it

Nadia Ferrigo, Italiano a scuola, si cambia: più riassunti e articoli di giornale, La Stampa, 31 marzo 2018

www.cicap.org

www.isfol.it

www.trainingcognitivo.it

www.vivalascuola.studenti.it

www.agi.it

nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it

 

Immagine: Close encounters of the third kind (Incontri ravvicinati del terzo tipo, 1977), regia di S. Spielberg


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