13 dicembre 2018

Un e-taliano ancora più frammentario? Una breve incursione nell'edizione twitteraria del Furioso

di Claudio Nobili*

L’e-taliano: una varietà da museo (ma attuale)

 

Nel Museo della lingua italiana progettato da Giuseppe Antonelli (cfr. Antonelli, 2018) un’intera sala (la quattordicesima, al terzo piano dedicato all’italiano contemporaneo) ospita l’e-taliano, varietà linguistica impiegata nelle cosiddette scritture digitali (Pistolesi, 2014): «La principale caratteristica distintiva dell’e-taliano risiede nella sua testualità. Ciò che rende davvero diversi i testi digitati dai testi scritti tradizionali è la loro frammentarietà. Non sono solo brevi, sono incompleti: singole battute di un testo molto più ampio costituito dall’insieme del dialogo a distanza […] Non ipertesti, dunque, ma ipotesti» (Antonelli, 2016, p. 14).

Si scrivono (o meglio si digitano) SMS, e-mail, post o tweet, nel rispetto delle peculiari caratteristiche del mezzo adoperato, attraverso «modalità comunicative che indelebilmente collegano la scrittura alla riproduzione del parlato più o meno spontaneo» (Chiusaroli, 2017, p. 13). Concorda Lubello (2017, p. 143), che afferma: «Ipnotizzati e presi dalla rete, come recita un bel saggio di Raffaele Simone del 2012, gli scriventi digitali producono un tipo di scritto dalle caratteristiche ben diverse dallo “scritto-scritto”, ellittico, frammentario, “liquido” (con Giuliana Fiorentino), più simile a un parlare in modalità scritta o a un dialogare scrivendo con un interlocutore presente anche se distante».

Il tema delle scritture digitali in e-taliano è oggetto di continui approfondimenti (cfr. da ultimo Patota, Rossi, 2018), in cui costante è la riflessione sul ruolo della scuola e dell’università, «dove lo scritto digitato si sta insinuando indenne come una sorta di codice factotum, depauperando la ricchezza e la varietà dello scritto» (Lubello, 2017, p. 144). Perciò Palermo (2017, p. 126) scrive: «la scuola dovrebbe accogliere la sfida e provare a mantenere in buone condizioni, ma separati – anche nella consapevolezza degli alunni – entrambi gli abiti», che sono la gestione di un testo digitale e quella di un testo scritto tradizionale (va precisato che saper gestire un testo non equivale soltanto a saperlo scrivere, ma significa anche saperlo valutare correttamente; sull’incapacità di matricole universitarie di area umanistica di valutare testi scritti da loro pari stranieri cfr. Lubello, Nobili, in corso di stampa).

 

Digitare all’università: per un modello di edizione twitteraria del Furioso

 

La centralità del testo scritto tradizionale (in particolare letterario) e la possibilità di manipolarlo per adattarlo al contesto digitale hanno trovato applicazione in un esperimento, che si è svolto nell’anno accademico 2017-2018 all’Università di Gent (Belgio) sullo sfondo di un efficace approccio multimodale all’insegnamento della lingua e della letteratura: «insegnanti e studenti sono impegnati in numerosi scambi comunicativi che usano più canali e modalità. […] lo spazio dedicato allo scambio di informazioni e alla trasmissione di conoscenze avviene grazie ad una continua interrelazione tra modalità, mezzi e codici di comunicazione diversi. La costruzione di conoscenze e/o abilità passa normalmente, e non eccezionalmente, attraverso il controllo di più fonti di informazione e quindi di più canali e modalità di comunicazione» (Voghera, 2014, p. 208), ossia il parlato, lo scritto tradizionale e quello mediato (o trasmesso) da strumenti tecnologici.

L’esperimento ha coinvolto studenti nederlandofoni di italiano lingua straniera (LS), prossimi alla laurea triennale. A ciascuno studente è stato chiesto di produrre ogni settimana un numero definito di tweet, pensati come brevi note “a piè di schermo” a un’edizione twitteraria dell’Orlando Furioso di Ariosto (1532), limitata ai canti I e XXIII (hashtag #Furioso/01 e #Furioso/23).

I tweet sono stati elaborati dal campione di studenti sulla base di quanto via via appreso dalle lezioni teoriche frontali del corso di letteratura italiana e dalla relativa bibliografia, e sono stati scambiati attraverso l’applicazione betwyll (http://www.betwyll.com/website/), che riproduce le condizioni di Twitter (è rimasta invariata la lunghezza massima di un tweet pari a 140 caratteri), ma in ambiente chiuso; la riservatezza degli studenti è risultata così tutelata.

In sintesi, oltre che di un’educazione alla multimodalità (passaggi in classe da un canale e da una modalità di comunicazione a un’altra), l’esperimento si è giovato di una rinnovata educazione linguistica e letteraria perché comprensiva di un’adeguata educazione al digitale.

 

Chiusura del mezzo, frammentarietà della lingua: quale utilità nella classe di italiano?

 

Si osservino i seguenti tweet definibili come note di commento tematico-intertestuale, generati in uno scambio dialogico tra due studenti, e ancorati alla prima ottava del canto I del Furioso ariostesco (i tweet sono riportati nella loro veste originaria):

 

studente I

#Furioso/01 Il proemio dell’Orlando furioso mostra tanti similitudini con i proemi classici (l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide).

 

studente II in risposta a @studente I

#Furioso/01 Non era solo ispirato dai proemi di Omero, ma anche dal resto del suo materiale, tale che veniva chiamato il “Omero Ferrarese”.

 

La produzione e la comprensione del secondo tweet fanno completo affidamento sul primo tweet; esportato fuori dalla piattaforma betwyll, il secondo tweet non è infatti immediatamente comprensibile.

L’esempio vuole mostrare come alla chiusura del mezzo verso l’esterno (che implica intimità o una prossemica virtuale di vicinanza tra i partecipanti all’interazione, per usare le parole di Fadda, 2018), corrisponda un e-taliano (in questo caso LS e twitterario) ancora più frammentario.

L’intero esperimento ha offerto l’occasione per riflettere concretamente con gli studenti sulle diverse varietà della lingua impiegate nei testi letterari del passato e in quelli digitali del presente. Solo nel continuo confronto con i primi, i secondi, che gli studenti praticano quotidianamente nella loro vita extrascolastica ed extrauniversitaria, non saranno un limite, ma una risorsa nello spazio di variazione dell’italiano. È questo confronto, in ultima analisi, a «immettere nuova linfa nel rapporto tra lingua, scuola e società» (Palermo, 2017, p. 124), tanto nel contesto di italiano come lingua madre quanto in quello di italiano LS.

 

*Università di Gent

 

Riferimenti bibliografici

 

Antonelli, G., L’e-taliano tra storia e leggende, in Lubello, S. (a cura di), L’e-taliano. Scriventi e scritture nell’era digitale, Firenze, Cesati, 2016, pp. 11-28.

Antonelli, G., Il museo della lingua italiana, Milano, Mondadori, 2018.

Chiusaroli, F., “Scritture brevi” nel diasistema delle scritture digitali, in De Santis, C., Grandi, N. (a cura di), CLUB Working Papers in Linguistics, 1, Bologna, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, 2017, pp. 5-18 (disponibile al link: http://amsacta.unibo.it/5752/).

Fadda, E., Troppo lontani, troppo vicini. Elementi di prossemica virtuale, Macerata-Roma, Quodlibet, 2018.

Lubello, S., Lo scritto factotum dei nativi digitali (e non solo), in “Lingue e culture dei media”, 1, Milano, Università degli Studi di Milano, 2017, pp. 143-146 (disponibile al link: https://riviste.unimi.it/index.php/LCdM/article/view/8687/8339).

Lubello, S., Nobili, C., Coretto…ma non troppo: analisi della competenza valutativa di testi scritti in un esperimento trasversale in italiano L1/LS, in Palermo, M., Salvatore, E. (a cura di), Scrivere nella scuola oggi. Obiettivi, metodi, esperienze, Atti del II Convegno dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana- sezione scuola (Siena, 12-14 ottobre 2017), Firenze, Cesati, in corso di stampa.

Palermo, M., Italiano scritto 2.0. Testi e ipertesti, Roma, Carocci, 2017.

Patota, G., Rossi, F. (a cura di), L’italiano e la rete, le reti per l’italiano, Firenze, Accademia della Crusca - goWare, 2018.

Pistolesi, E., Scritture digitali, in Antonelli, G., Motolese, M., Tomasin, L. (a cura di), Storia dell'italiano scritto, vol. III: Italiano dell'uso, Roma, Carocci, 2014, pp. 349-375.

Voghera, M., Grammatica e modalità: un rapporto a più dimensioni, in Lubello, S. (a cura di), Lezioni d’italiano. Riflessioni sulla lingua del nuovo millennio, Bologna, il Mulino, 2014, pp. 205-223.

 

Immagine: Howard Lake from Colchester, UK [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0) or Public domain], via Wikimedia Commons

 

   

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