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Per favore desidererei conoscere il plurale esatto della parola "euro".

Irene Scalici

Il caso del nome euro è uno di quelli che, agli appassionati delle vicende della lingua italiana, quasi fa dimenticare le turbolenze economiche che nel nostro Paese seguirono all’adozione della moneta comune europea (inizio del 2002).
La parola euro, cambia al plurale (trasformandosi in euri, cioè terminando in –i come tutti i regolari sostantivi maschili che al singolare escono in –o) o rimane uguale, cioè invariato?

La faccenda è stata al centro di un acceso dibattito prima e dopo il momento in cui il presidente della prestigiosa Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, nel 2001 prese autorevolmente la parola per dichiarare, in buona sostanza, che euro poteva in modo legittimo considerarsi un vocabolo invariabile nel numero. Militava, a favore di tale pronunciamento, anche il fatto che una vasta campagna mediatica aveva sostenuto tale affermazione. Ma è stato fatto acutamente notare dallo studioso Yorick Gomez Gane (nel suo saggio Euro. Storia di un neologismo) che tale campagna, fondata su un approccio sbrigativo e superficiale alla questione, aveva presentato come precetto autoritativo il contenuto di una semplice Nota del 1998, compilata dal Direttore Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, non dotata in sé e per sé di alcuna pretesa o valore di prescrittività. Nella Nota si consigliava l’uso del plurale euro nei documenti legislativi. In breve tempo, la pressione mediatica, la presa di posizione della Crusca, l’aneddoto (ripreso da tutti gli organi di stampa) dell’allora (25 novembre 2001) Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che cancella tutte le attestazioni di euri da un decreto governativo (sostituendole con euro), il definitivo tabellario del trattamento grammaticale di euro nelle varie lingue dei Paesi dell’Unione (che recepisce l’indicazione della Nota del ’98 per quanto concerne l’italiano) producono una forte spinta a favore di euro al plurale, che, fino a quel momento, se la batteva alla pari con euri anche negli usi scritti e perfino in quelli amministrativi e burocratici di ambito pubblico.

C’è da considerare che i sostenitori di euro invariabile basano le loro argomentazioni su un presupposto errato, e cioè che euro sia uno scorciamento di Europa. L’erroneità è dimostrata dal fatto che le abbreviazioni in italiano mantengono il significato della parola da cui derivano e di solito provengono da parole composte: foto=fotografia, bici=bicicletta; ma euro non significa 'Europa' (infatti indica una moneta) ed Europa non è una parola composta. Euro deriva da Euro nel significato di 'europeo', che è un’ellissi di Euro-currency (cioè “eurovaluta”), nato probabilmente negli ambienti finanziari inglesi e presente nella lingua finanziaria inglese dal 1963 già per indicare l’ECU (European Currency Unit), la moneta che precedette l’euro. Quando, nella riunione dei Ministri delle Finanze tenutasi a Valenza, il ministro tedesco Theo Waigel propose euro, fece passare il termine come neutro e dunque accettabile per tutti i Paesi (florin o corona non appartenevano alla tradizione di tutti i Paesi dell’Unione), mentre in realtà si trattava di un anglicismo tecnico.

Nel caso di euro, l’invariabilità al plurale è favorita anche dalla frequenza d’uso di sintagmi come pagamento in euro, debito in euro, [valore] espresso in euro; e dalla propensione a lasciare invariati i forestierismi (gli ufo; i mango). Di quest’ultimo argomento si fanno forti i sostenitori del plurale invariato in –o. Ma non è argomento decisivo: in virtù di un uso massiccio, col tempo si può avere il passaggio a un plurale in –i (il gazebo/i gazebo; lo sciampo/gli sciampi) dopo una prima fase di invariabilità (il/i gazebo; lo/gli sciampo).

I dizionari della lingua italiana si comportano in modo vario, ma propendono ormai per la correttezza e unicità del plurale invariato euro. Nell’uso, da qualche anno in qua, è notevolmente maggioritaria la soluzione l’euro/gli euro. Comunque, si deve essere coscienti che il plurale euri non è scorretto, anche se molti storcono il naso perché sentono euri come forma popolareggiante e sbagliata.

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