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"E pure" o "eppure"?

Rosaria Capasso

Nel campo della univerbazione, cioè della scrizione unita di uno o più elementi, non sono mancate e non mancano a tutt'oggi le oscillazioni nelle concrete realizzazioni grafiche e, soprattutto, i dubbi tra gli scriventi circa la norma da seguire. In generale e di massima, si può dire che «le congiunzioni e gli avverbi costituiti da più unità distinte tendono a formare una sola parola quando il valore delle singole componenti diventa opaco per la coscienza linguistica comune» (dal Glossario curato da Giuseppe Patota nella grammatica Italiano di Luca Serianni - si tratta di una "garzantina").

Però sta di fatto che scrivere tutta unita una serie di elementi evidentemente connessi dal punto di vista della funzione sintattica o scegliere invece la forma analitica, isolando nella grafia i singoli elementi, costituisce un'alternativa che spesso, relativamente a determinati avverbi e congiunzioni, ha attraversato la storia della lingua italiana. Vi sono casi in cui è ammesso usare soltanto la forma univerbata (pertanto e non più per tanto; soprattutto e non sopra tutto). In altri, è possibile ricorrere sia alla forma univerbata sia a quella analitica (dimodoché e di modo che; perlopiù e perlomeno ma anche per lo più e per lo meno). In altri ancora, è consigliabile l'uso analitico (e poi rispetto a eppoi), specialmente negli usi scritti sorvegliati e in contesti che richiedono il rispetto della formalità.

Venendo al caso nostro, oggi la congiunzione eppure non può che essere scritta univerbata, anche se in passato o in tempi relativamente recenti era ammessa la forma analitica originaria e pure. Nel Novecento e pure si configurava comunque come una scelta di stile sostenuto e letterario. Invece - per fare un altro esempio - le forme univerbate epperché ed epperciò sono recuperabili soltanto in testi letterari non troppo recenti e non hanno corso nella lingua scritta standard.
Va detto che negli ultimi quarant'anni si riscontra una tendenza esplicita, per mimèsi, cioè imitazione, dell'oralità a tradurre per iscritto la naturale univerbazione che avviene nella pronuncia.

SCELTI NEL WEB

Lingua Italiana

La cultura in rete secondo Treccani

UN LIBRO

Lezioni d'italiano. Riflessioni sulla lingua del nuovo millennio

(a cura di) Sergio Lubello

Sergio Lubello, professore di Storia della lingua italiana e Linguistica italiana nell'Università di Salerno, ha curato un interessante e vario volume che raccoglie e ordina gli interventi di due giornate di studio tenutesi presso l'Università di Salerno nel 2011 (Lezioni d'italiano) e nel 2012 (L'ora di grammatica. Riflessioni su norme e usi dell'italiano)

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