21 gennaio 2010

Ho scritto “benificienza”. Mi è stato fatto notare che è sbagliato. Si scrive “beneficenza”. Ma è davvero un errore?

Antonio Aglietti

Il Vocabolario della lingua italiana Treccani e il Devoto-Oli non hanno dubbi: oggi s’ha da dire e da scrivere beneficenza senza i, conformemente all’etimologia. Si tratta di un prelievo libresco dal latino beneficentia(m), attestato per la prima volta in Andrea da Grosseto (1268; TLIO), che, peraltro, a testimonianza di iniziali oscillazioni, aveva beneficienzia (ma in testi coevi e di poco posteriori si ha sempre benefice-).

Certo, si capisce la tentazione di comportarsi per analogia come nel caso di deficienza (che mantiene però la i etimologica della forma tardolatina deficientia[m]) e di efficienza (dove però si fa sentire, sovrapposto al vocalismo latino di efficientia[m], l’influsso del più recente modello dell’inglese efficiency, da cui viene il significato moderno di efficienza ‘rispondenza o adeguatezza di uno strumento o di un’organizzazione alla propria funzione’).

La più recente edizione dello Zingarelli, dando come corretta la forma beneficenza, avverte di evitare la forma beneficienza: si tratta di un significativo segnale che l’uso della forma scorretta è effettivamente piuttosto diffuso. Ciò nonostante, la norma dà come forma corretta beneficenza e a questa ci si atterrà.


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