21 gennaio 2010

Esiste il femminile di “cammello”? Esiste il plurale di “cioccolato”?

Classi 3ª e 3ª B – Scuola primaria “Massimo d’Azeglio”, Ivrea

Il cammello è un ruminante dell’ordine Artiodattili, famiglia Camelidi (Camelus bactrianus), che vive nelle zone semidesertiche e steppose dell’Africa settentrionale e dell’Asia centrale. Il sostantivo cammello ha un regolare femminile cammella per indicare l’individuo di sesso femminile. La forma femminile è indicata di solito nei dizionari della lingua italiana in questo modo: f. (o femm.) -a. Ai nostri giorni, si sente parlare, da esperti di dietologia e alimentazione, delle caratteristiche e delle virtù del latte di cammella. Andando indietro nel tempo, in testi fiorentini di astronomia della metà del Trecento, cammella compare nella descrizione di parti di costellazioni (per esempio: «E qui sono le reni della cammella e la radice di sua coda»). La comparsa della parola cammello è documentata per la prima volta nell’italiano scritto nella seconda metà del Duecento, nell’opera Tresoretto del maestro di Dante Alighieri, Brunetto Latini. Cammello viene dal latino camēlu(m), che a sua volta deriva dal greco antico kámēlos, di origine semitica.

Cioccolato sostantivo ha regolarmente il plurale. Quando ci si riferisce al cioccolato non come a una specie unitaria di cibo (troppo cioccolato fa male; essere golosi di cioccolato), ma come a un insieme che contiene diverse varietà, ci si rende conto che il plurale “suona” benissimo, oltre che essere grammaticalmente corretto: ci sono cioccolati di ogni tipo, quelli pralinati, alle mandorle, fondenti, al latte… Lo stesso discorso vale per gli altri alimenti. Semplicemente è più raro parlarne come insiemi di varietà e quindi ricorrendo al plurale (Quanti mieli esistono? Di castagno, di corbezzolo, di fiori di rosmarino…).


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0