Cristina Giordano
Cominciamo dalla fine, dicendo che, in genere, il plurale dei nomi composti si forma in modo regolare, modificando soltanto la vocale finale (arcobaleno/arcobaleni; francobollo/francobolli). In altri casi, però, cambia la desinenza del primo elemento (pescespada/pescispada), mentre in altri ancora mutano le desinenze di entrambi i componenti (mezzaluna/mezzelune). Che cosa si può dire? Che sono molto difficili da mandare a memoria le regole per la determinazione del plurale corretto dei nomi composti, poiché le eccezioni sono tante quante le regole (regole che tendono a prendere in considerazione la categoria grammaticale degli elementi di composizione: nome + nome, nome + aggettivo, nome + verbo, ecc.). Conviene tenere sotto mano, qualora si abbiano dubbi, una agile ma completa grammatica dell’italiano, come la garzantina Italiano di Luca Serianni, che contiene tutti i casi che ci possono interessare (e creare grattacapi – altro nome composto).
Venendo però al quesito principale, si può, per fortuna, dare una risposta certa. È ancora arduo decidere se considerare cassa mutua una parola compiutamente composta, proprio perché è attestata di solito la grafia disgiunta (rarissimo trovare cassa-mutua, ancor più raro cassamutua). La competenza grammaticale comune tende ad analizzare cassa mutua come accostamento di due elementi distinti, un sostantivo e un aggettivo che concorda col sostantivo in genere e numero. Dunque il plurale sarà, regolarmente, casse mutue. Così, per esempio, per altre unità lessicali superiori che abbiano cassa come primo elemento: cassa comune/casse comuni, cassa acustica/casse acustiche, cassa armonica/casse armoniche, ecc. Lo stesso vale, evidentemente, per tutte le coppie nome + aggettivo (a meno che, evidentemente, l’aggettivo non sia invariabile): punto fermo/punti fermi, golfo mistico/golfi mistici, passo carrabile/passi carrabili.
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