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DOMANDA

Salve, durante la stesura di una relazione sono incappata in un dubbio: nella frase "la biblioteca di Sempronio", è corretto scrivere, appunto, "la biblioteca di Sempronio", oppure è preferibile la forma "la biblioteca del Sempronio"? Ricordo che alcuni insegnanti ci dicevano che "di" è un errore derivato dal nostro modo di parlare, e che era più corretto scrivere "del". Quindi "la biblioteca del Leopardi", "la biblioteca del Bembo", ma davanti ai nomi come ci si comporta? Ad esempio, "la biblioteca del Dante" risulta quasi cacofonico. Spero di aver esposto in maniera chiara il dubbio.

RISPOSTA

L’esposizione del dubbio è stata chiara. Con i cognomi femminili, la norma prevede l’uso dell’articolo: la Curie, la Serao, la Cristoforetti, la Pausini. Va detto che, sempre più spesso, si sente o si legge il cognome femminile senza articolo: la cosa non è drammatica, né censurabile. Vanno modificandosi le abitudini. Con i cognomi maschili, specialmente se si tratta di personaggi famosi o – come spesso oggi – popolari, la norma è più accomodante e, a seconda del sentimento di maggiore o minore vicinanza psicologica che proviamo per il personaggio che sta dietro al cognome, si può scegliere se adoperare o non adoperare l’articolo (il capolavoro di Manzoni/il capolavoro del Manzoni).

Nomi di persona. Con il primo nome (o, per chi è cattolico, nome di battesimo) maschile, l’uso dell’articolo è tipico dell’italiano parlato in alcune zone d’Italia (Nord). Viceversa, lo standard è dato dall’assenza di articolo (la biblioteca di Sempronio). Con i nomi femminili, al Nord si aggiunge anche la Toscana nella selezione dell’articolo (la Maria, la Giovanna, ecc.), ma, in questo caso, l’uso è ancor più familiare, proprio del parlato casalingo.

UN LIBRO

Bembo ritrovato. Il postillato autografo delle Prose

Fabio Massimo Bertolo, Marco Cursi, Carlo Pulsoni

I tre studiosi riscontrano che le citazioni da Dante e da Petrarca nel postillato dipendono, al netto di poche eccezioni, dalle edizioni aldine delle Cose volgari di Messer Francesco Petrarcha (1501) e delle Terze rime di Dante (1502)