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DOMANDA

Vorrei segnalarvi che su altri siti il singolare di desiderata è desideratum in quanto sostantivo neutro. Sul sito Treccani viene indicato invece desideratus, sostantivo maschile; tuttavia se fosse maschile e non neutro non avrebbe come plurale desiderati? Questo almeno è quanto ricordi dai lontani studi di latino al liceo...

RISPOSTA

Attenzione: non nel vocabolario on line Treccani.it, ma nell’edizione on line dei Sinonimi e contrari si legge qualche cosa che può aver indotto all’equivoco il nostro lettore: «desiderata s.[ostantivo] neutro pl.[urale], lat.[ino] (neutro plur.[ale] sost.[antivato] di desideratus, part.[icipio] pass.[ato] di desiderare), usato in ital.[iano] al masch.[ile] pl.[urale]».

 

Abbiamo sciolto le abbreviazioni per consentire una lettura più distesa. Da tale lettura si evince che non è messa assolutamente in discussione la natura di sostantivo neutro plurale di desiderata. Ma, attenzione: qual è l’etimo di desiderata, parola che in italiano si usa sempre e soltanto al plurale (i desiderata dell’amministratore delegato)? L’etimo, ovvero la forma originaria da cui proviene quella adoperata in italiano, sta alla base degli stessi usi latini. In latino, desiderata, com’è indicato nel campo etimologia dei Sinonimi e contrari, corrisponde al «neutro plurale sostantivato di desideratus, participio passato di desiderare», cioè chiaramente del verbo latino desiderare. Il participio passato era a tre uscite: maschile -us, femminile -a, neutro -um. Per convenzione, quando si fa riferimento al participio passato di un verbo latino, si può indicare sia la forma del maschile sia quella del neutro.

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