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Nei testi di grammatica non riesco a trovare precisazioni sull'analisi dei nomi collettivi. "Gregge" è nome comune di cosa o di animale? "Gente" è nome comune di persona o di cosa? Potrei continuare con altri esempi simili, ma la risposta alla mia domanda mi chiarirebbe la "regola" generale.

Ereditiamo dalla concezione pre-moderna di un sapere uno e indiviso una serie di concetti che discendono, per li rami, dalla filosofia aristotelica e poi dalla scolastica medievale. Per questo, oggi, siamo in imbarazzo nel maneggiare categorie tanto arcaiche, rigide, schematiche e astratte, che finiscono col trasformare la grammatica in un irrisolvibile rompicapo. Gli studi moderni di grammatica hanno da tempo messo da parte questo angolo visuale desueto, ritenendolo poco produttivo. Purtroppo, nelle scuole (e nella nostra testa, che di scuola si è nutrita, nel bene come nel male) resiste a tutt’oggi il rovello dell’ansia logicizzante perfusa dagli antichi maestri nel nostro fiducioso pneuma di moderni.

Diremo dunque: per fortuna (!!) che nei testi di grammatica non ci si perde nell’esercizio spaccacapelli di analizzare l’ontologia dei nomi collettivi, poiché qualsiasi risposta normativa assolutizzante (la desiderata “regola”) darebbe risultati parziali e contraddittori. Gregge è nome comune di cosa o di animale? Verrebbe da dire che l’entità collettiva in sé è una “cosa”, nominabile come tale, mentre i componenti tale insieme di singoli simili o identici possono essere individuati come “animali” col loro bravo nome (pecore, capre, ecc.), ma, in usi figurati, anche come “cose”, col loro bravo nome (un gregge di nuvole si spostava nel cielo...) o come “concetti astratti”, sempre col loro bravo nome (un gregge di stolide idee affollava la sua mente affaticata). Stesso discorso si potrebbe fare a proposito di gente.
 
Forse, però, allargando il discorso, sarebbe più opportuno riflettere se, messe da parte questioni appassionanti ma di circoscritta utilità, non sia il caso di studiare e sapere (e far studiare e far sapere, nel caso di insegnanti alle prese con i propri allievi) come funziona, diciamo così, la grammatica dei significati, cioè – nella fattispecie di cui ci siamo occupati – come e quando si usano i nomi collettivi, spiegandoci e spiegandone le diverse possibili sfumature semantiche con il corredo di realizzazioni concrete, di esempi tratti dalla letteratura, dal giornalismo, dalla lingua di tutti i giorni.

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