28 aprile 2018

A. Sei ingrassato. B. Mangiavo come un lupo (usando un imperfetto, il mio interlocutore capisce che mi riferisco ad un momento particolare del passato oramai concluso: ad esempio, “durante le vacanze” e che ora sono tornato a mangiare come prima). Mio figlio faceva sempre colazione con pane e burro (anche in questo caso l’interpretazione è una sola: si tratta di un’abitudine risalente al passato ed interrotta, anche se il parlante non ha sentito la necessità di specificare il momento dell’interruzione).

In realtà, nella frase “mangiavo come un lupo” non è rappresentato un momento particolare del passato, ma l’usualità ripetitiva di un’azione collocata nel passato, ma niente di più. Nulla vieta, naturalmente, di introdurre delimitazioni parziali e più circostanziate all’im-perfezione (‘non conclusione delimitata’): “a quei tempi mangiavo come un lupo”, “da ragazzo mangiavo come un lupo”, “ogni volta che tornavo dalla palestra mangiavo come un lupo”, ecc., ma la sostanza è quella. Si badi, in quest’ultima dimensione di imperfetto parzialmente circostanziato rientra la seconda frase proposta (“mio figlio faceva sempre colazione con pane e burro”).

 

Rimane assodato, insomma, che la vera opposizione è tra la puntualità determinata espressa dal passato prossimo (o remoto) e l’indeterminatezza dello svolgimento o ripetizione di un’azione nel passato (per non parlare delle situazioni statiche o condizioni: “era una giornata splendida”, “stavo tanto male”, ecc.).


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