DOMANDA

Il mio dubbio angoscioso riguarda il francese "applique" che, pur indicato nei vocabolari come soltanto femminile, ha moltissime occorrenze maschili on-the-web ("un applique", "gli applique"...), persino in siti specializzati nella produzione e commercializzazione di lampade. Si applica qui (come credo sia giusto) quel che vale per "abat-jour" (maschile nel senso di "paralume", femminile nel senso di "lampada con paralume") e cioè: "femminile nel senso di "lampada da parete", maschile nel senso di "portalampade da parete"?

RISPOSTA

È possibile, effettivamente, che la differenziazione semantica supposta da chi ci ha inviato il quesito operi silenziosamente nella mente collettiva formata dai parlanti italiano, selezionando una diversa attribuzione di genere grammaticale (maschile o femminile) a seconda del traducente che viene ipotizzato e percepito per definire la funzione svolta dall’oggetto designato.

Più in generale, oscillazioni nell’attribuzione del genere grammaticale a forestierismi (parole straniere) non adattati, cioè penetrati in italiano così come mamma (la lingua d’origine) li ha fatti, sono sempre stati presenti. Ancora oggi c’è chi tratta il nome e-mail come maschile, perché tende a tradurlo mentalmente come ‘messaggio di posta elettronica’, benché l’uso al femminile (e-mail come ‘lettera’, evidentemente) sia più diffuso.

UN LIBRO

Parole ostili. Dieci racconti

AA.VV.

Dieci autori di rilievo, dieci storie diverse, dieci ispirazioni, dieci universi letterari perché «se oltre all’uso della lingua ciò che ci distingue dalle altre specie è il possesso del libero arbitrio […], allora usare le parole per evolverci o tornare ad essere dei bruti è il nostro banco di prova quotidiano»

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