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DOMANDA

Il mio dubbio angoscioso riguarda il francese "applique" che, pur indicato nei vocabolari come soltanto femminile, ha moltissime occorrenze maschili on-the-web ("un applique", "gli applique"...), persino in siti specializzati nella produzione e commercializzazione di lampade. Si applica qui (come credo sia giusto) quel che vale per "abat-jour" (maschile nel senso di "paralume", femminile nel senso di "lampada con paralume") e cioè: "femminile nel senso di "lampada da parete", maschile nel senso di "portalampade da parete"?

RISPOSTA

È possibile, effettivamente, che la differenziazione semantica supposta da chi ci ha inviato il quesito operi silenziosamente nella mente collettiva formata dai parlanti italiano, selezionando una diversa attribuzione di genere grammaticale (maschile o femminile) a seconda del traducente che viene ipotizzato e percepito per definire la funzione svolta dall’oggetto designato.

Più in generale, oscillazioni nell’attribuzione del genere grammaticale a forestierismi (parole straniere) non adattati, cioè penetrati in italiano così come mamma (la lingua d’origine) li ha fatti, sono sempre stati presenti. Ancora oggi c’è chi tratta il nome e-mail come maschile, perché tende a tradurlo mentalmente come ‘messaggio di posta elettronica’, benché l’uso al femminile (e-mail come ‘lettera’, evidentemente) sia più diffuso.

UN LIBRO

Il «Thesaurus pauperum» pisano. Edizione critica, commento linguistico e glossario

Giuseppe Zarra

Zarra offre un contributo importante per lo studio e la riscoperta di un settore a lungo trascurato dagli storici della lingua italiana, e relegato piuttosto all’interesse, di certo meritevole ma spesso poco attento agli aspetti filologici, dei soli storici della medicina

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