10 giugno 2019

Grazie per avermi risposto. Avete detto che i verbi che esprimono un desiderio o una volontà, al condizionale, esigono l'uso del congiuntivo imperfetto. Quindi la frase corretta è: "vorrei che fosse/fosse stato Giovanni a venire con noi". Se prendiamo questa frase: "vorrei sapere se sia possibile prenotare". Prima domanda: in questa, essendo una interrogativa indiretta (giusto?) è ben accettato il congiuntivo presente sia nel parlato sia nello scritto? Deduco poi che tutti gli altri verbi che non esprimono necessità, volontà e desiderio dunque accettano il congiuntivo presente. Faccio un esempio di frasi: 1. "Penserei che sia stato lui a commettere quel misfatto"; 2. "Guarderei volentieri un film che sappia emozionarmi"; 3. "Direi che sia ora di iniziare il dibattito"; 4. "Sarei curioso di sapere come tu faccia a lavorare in quelle condizioni.". Seconda domanda: queste 3 frasi sono grammaticalmente accettabili nello scritto e nel parlato formale e non? Da qualche parte ho letto e trovato scritto queste frasi: "mi piacerebbe che dicesse queste cose di me"; "basterebbe che prendesse la bottiglia per versarsi l'acqua". Il verbo piacere e bastare che sono al condizionale dovrebbero reggere dunque il congiuntivo presente perché non esprimono né desiderio, né una volontà, né una necessità, dunque per correttezza dovrebbero essere così gli enunciati: "mi piacerebbe che dica queste cose di me"; “basterebbe che prenda la bottiglia…". No? Terza domanda: cosa mi dite a tal riguardo?

Prima domanda. Sì, nell’interrogativa indiretta, così come viene formulata dal nostro lettore – che ringraziamo per la replica e la richiesta di nuovi chiarimenti – è corretto l’uso del congiuntivo presente; una semplice sfumatura stilistica può anche portare all’uso del presente indicativo (vorrei sapere se è possibile prenotare); ma se volessimo apparire più cortesi, potremmo anche usare il condizionale presente (vorrei sapere se sarebbe possibile prenotare).

 

Seconda domanda. Delle 4 frasi proposte, l’unica consecutio che non va è quella della terza frase: qui il condizionale presente direi non è un “vero” condizionale e non esprime né desiderio né volontà; si tratta invece del cosiddetto condizionale di cortesia, che ha la funzione di attenuare un presente indicativo quasi prescrittivo e dunque poco garbato nella sua perentorietà. Ai fini della sintassi, quel direi corrisponde a un presente indicativo: dico che è ora di iniziare il dibattito = (ma più gentile) direi che è ora di iniziare il dibattito.

 

Terza domanda. Scindiamo le due frasi. Nella prima, perché mai il verbo piacere non dovrebbe esprimere desiderio? Lo esprime eccome, quindi mi piacerebbe che dicesse. Inoltre piacere è usato come impersonale e i costrutti impersonali presentano questa divisione di compiti nell’espressione delle dipendenze temporali: presente indicativo + cong. presente o passato (basta che lui prenda; basta che lui abbia preso); presente condizionale + cong. imperfetto o trapassato (basterebbe che lui prendesse; basterebbe [ma, in registri formali, meglio sarebbe bastato] che lui avesse preso).


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0