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DOMANDA

Ho sempre saputo che le parole straniere, scrivendo in italiano, non prendono la forma plurale, per esempio: “il leader”, “i leader”. Ma questa regola vale anche per il latino? Molto spesso vedo scritto: “il referendum”, “i referenda”; “il curriculum”, “i curricola”. Come ci si deve regolare?

RISPOSTA

In effetti, per quanto riguarda i nomi stranieri, terminanti in consonante e comunque non adattati, da tempo accolti nella nostra lingua (di solito si tratta di parole d’origine inglese), la norma prevede il mantenimento al plurale della forma del singolare: il manager, i manager; il coffee break, i coffee break; il leader, i leader; il croissant, i croissant; il manga, i manga. Di massima, anche i neologismi stranieri andrebbero allineati a questa tendenza; però può capitare che la volontà di sottolineare l’esoticità di una parola possa legittimamente portare a mettere in evidenza la marca plurale originaria della stessa. La grammatica Italiano di Luca Serianni consiglia, in questo caso, di «ricorrere ad alcuni espedienti grafici (apici, virgolette alte o basse, oppure la sottolineatura nell’uso manoscritto e dattilografico, cui corrisponderà il corsivo nella stampa».

E veniamo ai latinismi. Se è vero che talvolta si legge, sott’influsso dell’inglese, referenda come forma plurale di referendum; che ormai è usuale, legittimata dall’uso burocratico-amministrativo, la forma plurale di curriculum (vitae), vale a dire curricula; che, nella prosa e in generale nell’esposizione specialistica di determinate materie, è possibile incontrare forme plurali quali loci communes, vexatae questiones, cruces (di solito interpretative), corpora, va ribadito che, in linea generale, anche le forme dotte latine acclimatesi nella lingua italiana non variano al plurale.

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