16 marzo 2020

Siamo una classe di Master in Studi di Genere e volevamo farvi un appello. Ci è capitato di cercare in internet la parola avvocata e ovviamente la vostra pagina era tra le prime a comparire con il link "qual è il femminile di avvocato?" Ciò che ci ha sorpreso è stata la spiegazione letta nella pagina: "Il sostantivo maschile avvocato dispone di due forme femminili: avvocata e avvocatessa. La prima è di uso non comune, e per lo più ironico o scherzoso, con riferimento a donna che eserciti l'avvocatura..." Perlopiù ironico o scherzoso? Non capiamo come e quando la parola avvocata venga usata in modo ironico o scherzoso nella lingua quotidiana. Magari viene disprezzata, magari rifiutata dalle donne stesse, ma mai nella vita ci è capitato di sentire la parola avvocata pronunciata in modo ironico o scherzoso. Per quanto l'esperienza della lingua sia di tipo personale, crediamo che in questo caso sia diseducativo descrivere il sostantivo in questo modo. Gli fa perdere quel minimo di dignità e importanza che con tanta fatica sta acquisendo nel parlato e nell'immaginario delle persone. Inoltre sia voi che noi sappiamo bene che avvocat-A è la forma più corretta e rispettosa della grammatica italiana per esprimere il femminile di una persona che esercita l'avvocatura, come ci suggeriva Alma Sabatini già nel 1987. Sebbene la forma con il suffisso in -essa sia quella entrata nell'uso comune non vuol dire che la forma avvocata debba perdere di dignità, né che avvocatessa sia quella più corretta. Ad esempio in questo paese culturalmente influenzato dal cattolicesimo a nessuno è mai venuto in mente di chiamare la Madonna avvocatessa (come ribadite voi nella stessa pagina web) ma piuttosto avvocata, che quindi viene riconosciuto come sostantivo più adatto e meno svilente. Voi e la pagina che vi fa da specchio siete un'icona importante per gli Italiani, una certezza e un'utile testimonianza di verità o così dovrebbe essere. Le persone si fidano di ciò che leggono sul vostro sito e questo è certo. Quindi crediamo che sia una vostra responsabilità fare attenzione a ciò che scrivete e far sì che la nostra bella lingua non venga usata in modo sessista. Questa pagina, seppure nel suo piccolo, non aiuta lo scopo. Ci permettiamo di chiedere che quella pagina venga aggiornata.

Senz’altro chi ci scrive ha ragione. Ringraziamo per le osservazioni, che sono da noi pienamente condivise. Si è trattato di un caso di mancato aggiornamento. Del resto, in tempi recenti abbiamo affidato alla linguista Cecilia Robustelli (le cui riflessioni e i cui interventi nella stesura di normari e guide per un uso non discriminatorio della lingua per conto di ammnistrazioni pubbliche locali, regionali ecc. sono sempre più, per fortuna, richieste) una risposta pubblica sulle pagine del magazine “Lingua italiana” a un lettore scandalizzato per l’uso di “sindaca” (<http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Sindaca.html>). Aggiorneremo l’intervento che avete sottoposto alla nostra attenzione.

 

 

 

 

 

 


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