31 marzo 2010

Come si legge la “s” nella parola “toccasana”, come di regola nella posizione intervocalica o come all’inizio di una parola?

La faccenda della pronuncia della s intervocalica (posta cioè tra due vocali) è in realtà difficilmente enucleabile in una “regola”. V’è, infatti, in Italia, un differente modo di realizzare la s intervocalica, a seconda che ci si trovi nell’Italia settentrionale, nell’Italia centrale (almeno, in gran parte di questa), meridionale e in Sicilia oppure in Sardegna. Senza dire che le cose possono complicarsi se andiamo a vedere gli esiti dei flussi migratori interni in relazione a questo singolo fatto fonetico: un calabrese emigrato a Milano da trent’anni pronuncerà casa con la s sorda come si usa nella terra d’origine o casa con la s sonora come si fa di solito a Milano e in tutto il Settentrione? E che cosa succede se consideriamo l’italiano degli stranieri che vivono in Italia – nelle varie zone dell’Italia –, costituenti una porzione sempre più quantitativamente significativa della popolazione residente in Italia?

C’è chi pretende di applicare con rigore normativo l’uso toscano, ma va detto che anche in Toscana la distribuzione di sorda e sonora nella realizzazione della s intervocalica risponde, più che a una norma, a una tendenza generale, contraddetta, come dire, da realizzazioni idiosincratiche che vanno ad arricchire meri elenchi di parole, senza che si possa recuperare una presunta ratio generale soggiacente.
 
Ricorda comunque Luca Serianni, nella sua grammatica Italiano (garzantina), che uno degli estensori di un fondamentale e tradizionalista manuale di pronuncia, Piero Fiorelli, «ha enunciato la seguente regola empirica per gl’italiani non toscani e per gli stranieri (una regola che “comprenderebbe il novantacinque per cento dei casi”): s intervocalica si pronuncia sempre sonora con tre eccezioni: 1. Per le voci composte; 2. Per le voci casa, cosa, così; 3. Per i suffissi -ese, -eso; -oso».
 
Peraltro, oltre alla difformità palese di pronuncia che si riscontra a seconda della provenienza geografica dei parlanti italiani, esiste un’altrettanto palese difformità di abitudini tra annunciatori televisivi, radiofonici, attori e personaggi pubblici che animano il mondo mediatico, tanto importante nel riflettere (se non nell’orientare) le abitudini linguistiche degli ascoltatori.
 
Tornando a toccasana, facciamo comunque valere l’indicazione di Fiorelli, che, tra l’altro è abbastanza seguita in tutt’Italia: nei nomi composti, la s intervocalica si pronuncia sempre sorda.

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