04 novembre 2010

Perché “scienza” si scrive con la “i”, “fantascienza” si scrive con la “i”, “incandescenza” si scrive senza “i”?

Intanto si potrebbe osservare che le parole che contengono il gruppo -sce- in italiano sono un tormento per gli indecisi. Perché si pronunciano tutte uguali, sia che si scrivano con la i, sia che si scrivano senza la i: coscienza e coscetta, dal punto di vista della pronuncia di quel gruppetto grafico (che, parlando invece dal punto di vista della fonetica, corrisponde a un unico suono), sono uguali (a dire il vero, nel Mezzogiorno d’Italia, la i di coscienza, scienza, ecc. viene fatta sentire). Ma coscienza e coscetta si scrivono in modo differente, senza che madre lingua abbia avuto la pietà di renderci possibile distinguere in base a una regola precisa che, purtroppo, non esiste.
 
I motivi per cui quel suono viene reso con due grafie differenti sono vari. Il primo, per la nostra lingua, figlia di illustre e influente madre latina, è di ordine etimologico: ecco allora che scriviamo scienza perché scienza ricalca la grafia della parola latina dalla quale deriva, scientia(m). Stesso discorso vale per coscienza che viene da coscientia(m). In fantascienza, che non deriva dal latino, ma è parola creata non troppo tempo fa (metà degli anni Cinquanta del Novecento), è però palese l’attrazione analogica di scienza, parola che fa da base a fantascienza. Incandescenza, da confrontare col francese incandescence, si rifà invece al verbo latino incandescere ‘diventare bianco per il calore’.
 
L’italiano è pieno di casi di -sce- resi in modo differente (scellerato ma scienziato; scemo ma incosciente, ecc.). L’unica risorsa è la memoria e, se si può, un’occhiata al dizionario di lingua italiana.

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