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Alle pagine 360-361 del libro di Lionel Shriver E ora parliamo di Kevin ho un dubbio circa la parte in maiuscolo della frase seguente: «Sono sicura che tu avessi ragione, non avremmo dovuto permettere che perdesse altri giorni di scuola, PRIMA SI SAREBBE ABITUATA a mostrare in pubblico il suo handicap, MEGLIO SAREBBE STATO».

All’interno del periodo citato, a un certo punto, per dare maggiore efficacia e snellezza a una costruzione periodale già un po’ complessa, il traduttore elimina un nesso, sottintendendolo: (pensavamo che) PRIMA SI SAREBBE ABITUATA ecc. Partiamo dunque proprio da qui, da questa parte del periodo “integrata” e capiamo che i due condizionali passati evidenziati in maiuscolo sono perfettamente coerenti e legittimi. Siamo in presenza di due “futuri nel passato”, che l’italiano affida… in gestione al modo condizionale, tempo passato. Se giriamo la frase dal passato al presente ce ne rendiamo conto meglio: pensiamo che prima si abituerà…, meglio sarà. Ritrasformiamola al passato: pensavamo (o pensammo) che prima si sarebbe abituata…, meglio sarebbe stato.

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Il libro di Caffarelli è un caleidoscopico saggio d'assaggio di tutti gli umori sprigionati dalla mirabolante concentrazione di lingua, umanità e storia che si realizza in quei segni particolari che sono i nomi e i cognomi d'Italia

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