Questa dell’uso di essere e avere con i verbi servili è una faccenda meno complicata di quello che potrebbe sembrare, ma che offre alcune varianti di comportamento utili per parlanti e scriventi.
In effetti, la regola più semplice e facilmente memorizzabile, sempre valida e assai comoda, è proprio quella di usare il verbo ausiliare del verbo retto dal servile. Giocare = ho giocato, avevo giocato, abbia giocato, ecc. L’ausiliare di giocare è avere, per cui (come nell’esempio proposto) avremmo dovuto giocare, avremmo voluto giocare, avremmo potuto giocare. Viceversa, uscire vuole l’ausiliare essere, per cui saremmo dovuti uscire, ecc.
In questo senso, è meglio rifarsi alla pratica, più che alla distinzione transitivo / intransitivo: infatti, per fare un esempio, il verbo camminare (nei suoi molteplici e prevalenti usi intransitivi) ha l’ausiliare avere (abbiamo camminato), per cui avremmo dovuto (potuto, voluto) camminare. Ma, attenzione! In realtà con molti verbi intransitivi è possibile usare sia avere, sia essere: per esempio, saremmo dovuti partire e avremmo dovuto partire sono entrambi legittimi (ma ciò non vale, per esempio, per camminare: *saremmo dovuti camminare è inammissibile).
Eccezione: se il servile è seguito dal verbo essere, l’ausiliare è avere: avrei dovuto essere lì alle cinque; in questo modo ha potuto essere più efficace; avremmo voluto essere con voi. Idem se siamo in presenza di un verbo servile seguito da un infinito passivo: tutti hanno sempre voluto essere amati.
Infine, un caso particolare: quando siamo in presenza di un verbo all’infinito insieme con pronomi atoni (mi, ti, si, ci, vi: alzarsi, sedersi, accomodarsi, accorgersi…). Se il pronome atono è messo in coda all’infinito, col verbo servile bisogna usare avere: non ha potuto sedersi, non ha voluto alzarsi; se il pronome atono è messo prima dell’infinito, col verbo servile bisogna usare essere: non si è potuto sedere, non si è voluto alzare.