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Vi sarei grato se poteste chiarirmi un dubbio relativo alla consecutio temporum italiana. Si può dire: "Le navi si sarebbero dovute dirigere a nord-ovest, in pieno Oceano Atlantico, fino a quando non avrebbero incontrato venti provenienti da ovest"? Mi suona meglio: "fino a quando non avessero incontrato", ma non saprei indicare né un criterio razionale né una regola ben precisa.

Si tratta di scelte che non si escludono, ma corrispondono a prospettive semantiche differenti, a conferma della ricchissima gamma di possibilità che la lingua italiana mette a disposizione di parlanti e scriventi quando questi vogliano cimentarsi con le sottigliezze della nostra sintassi.
 
Immaginiamo che qualcuno, ora, qui davanti a noi, pianifichi la rotta delle navi in partenza nel prossimo futuro. Che cosa dirà? «Le navi dovranno dirigersi a nord-ovest, in pieno Oceano Atlantico, fino a quando non incontreranno venti provenienti da ovest». Allora, possiamo continuare noi, «dovranno cambiare rotta, dirigendosi verso sud-ovest»; oppure, altrettanto legittimamente, allora «dovranno comunque proseguire sullarotta assegnata». Insomma, il futuro è ancora tutto da decidere.
 
Che cosa succede se riportiamo tutto questo futuro a una previsione effettuata nel passato? Succede che il periodo si trasforma proprio così: [Il capitano disse che] le navi si sarebbero dovute dirigere a nord-ovest, in pieno Oceano Atlantico, fino a quando non avrebbero incontrato venti provenienti da ovest... Allora avrebbero dovuto cambiare rotta, dirigendosi verso sud-ovest (oppure: allora avrebbero dovuto proseguire sulla rotta assegnata). Tutto torna: è un tipico modo per rendere il futuro nel passato. Esprimiamo appunto col condizionale composto il futuro nel passato.
 
Se invece diciamo: «Le navi si sarebbero dovute dirigere a nord-ovest, in pieno Oceano Atlantico, fino a quando...», con quel fino a quando intendendo se non con lo stesso valore concessivo di a patto che non, allora è giusto pensare al congiuntivo trapassato: se [a patto che] non avessero incontrato venti provenienti da ovest. Siamo sempre nel campo del futuro nel passato, ma vi pesa sopra una possibilità, una restrizione negativa, che è espressa dal congiuntivo con valore concessivo negativo.
 
Infine, altra faccenda ancora, come significato, se pensiamo a un vero e proprio periodo ipotetico dell'irrealtà, che in apparenza, usando la congiunzione se, suona allo stesso modo del periodo precedente: «Le navi si sarebbero dovute dirigere a nord-ovest, in pieno Oceano Atlantico, se non avessero incontrato venti provenienti da ovest». Questa volta, però, non intendiamo, parlando dal passato, restringere le condizioni in base alle quali si potrà realizzare il futuro rispetto a quel passato (non siamo in un futuro prevedibile o possibile espresso nel passato); ci troviamo, invece (nel passato o nel presente: non importa), in una tipica situazione da periodo ipotetico dell'irrealtà: tutto è già successo, ma è successo non secondo i nostri piani. Le navi, purtroppo, hanno effettivamente incontrato venti da ovest e pertanto non si sono dirette a nord-ovest. La bella ipotesi non si è verificata, ed ecco che per esprimerne l'irrealtà (ovvero il fatto che la possibilità desiderata non si è realizzata) ci affidiamo alla rigorosa accoppiata costituita dal condizionale passato nell'apodosi insieme con il congiuntivo trapassato nella protasi (introdotta dal se).
 
 
 
 

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Michele Colombo, docente di Storia della lingua italiana all'Università Cattolica di Milano, si è già occupato in più d'una occasione di Chiesa e lingua italiana. Proprio il tema della predicazione religiosa – cattolica – assume un rilievo fondamentale nel breve, nitido, godibile volumetto di 90 pagine che qui si presenta.

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