06 giugno 2013

Gradirei sapere se è corretta l'espressione "la dirigente scolastica" al posto di "il dirigente scolastico" quando a ricoprire quell'incarico, che sino a qualche anno fa si chiamava preside, è una donna.

È corretto senza ombra di dubbio s egnalare con l'articolo femminile il passaggio dal maschile al femminile, nel caso di sostantivi di mestiere uscenti in -e come presidente, giudice, docente, docente, vigile, preside, dirigente (la presidente, la giudice, la docente, la vigile, la preside o la dirigente scolastica). Di conseguenza, l'aggettivo accordato col sostantivo femminile sarà femminile (la preparata docente, la dirigente scrupolosa). Si noti come nel femminile in -e non vi sia ombra dell'irrisione o del disprezzo verso la donna che altri tipi di terminazione hanno storicamente assunto e possono ancora assumere: vigilessa, giudichessa, filosofessa.

 

Succede spesso che siano le stesse donne a ritenere che adottare il genere grammaticale maschile, ritenuto neutro e non discriminatorio nel caso di denominazioni di mestieri e professioni, significhi parificare la donna all'uomo, sollevandola da una condizione di inferiorità attraverso l'uso della lingua. In realtà, in questo modo si rischia di piegare la grammatica ad un uso molto marcato del genere maschile, quando, invece, la grammatica e la valenza simbolica positiva andrebbero perfettamente d'accordo nella chiara attribuzione del genere femminile al mestiere o professione.

 
 

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