12 marzo 2014

A Matera ho sentito molte persone dire "oppuramente"! È una parola corretta?

È una parola presente negli italiani regionali su e giù per lo Stivale, dal Piemonte al Lazio, dalla Toscana alla Basilicata. Oppuramente può anche avere una base dialettale retrostante, come è chiaro dal piemontese opürament (composto dalla congiunzione o e dall'avverbio pürament 'puramente, semplicemente').

Oppuramente s ignifica o, oppure, altrimenti. Esempi di oppuramente si trovano nel romanzo La chiave a stella (1978) del torinese Primo Levi. Nel romanzo, l'operaio specializzato Libertino Faussone, detto Tino, racconta di sé a un amico scrittore. Levi mette in bocca all'operaio piemontese una verosimile lingua caratterizzata, per l'appunto, da venature lessicali regionali: «Ci ho pensato su tante volte: bisogna che gli incidenti non vengano, ma vengono, e bisogna imparare a stare sempre con gli occhi aperti così, oppuramente cambiare mestiere».
 
Nella lingua parlata informale e colloquiale di tutti i giorni, al bar, tra amici e conoscenti, oppuramente può anche essere accettato; decisamente meglio evitarlo appena il discorso ha mire più impegnative e interlocutori più esigenti. Nello scritto è da evitare, a meno che non si stia scrivendo un racconto con dialoghi che cercano di riprodurre mimeticamente il parlato, o non si stia imitando Cetto Laqualunque, il personaggio inventato da Antonio Albanese.
 

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0