20 marzo 2014

Mi capita sempre più spesso di vedere articoli apostrofati davanti ad acronimi - spesso stranieri - che iniziano con consonante. Come trattare ad esempio FMI, acronimo del Fondo Monetario Internazionale? Il FMI o l'FMI (effe-emme-i)?

Nel caso segnalato, come in altri simili, la lingua italiana, per dir così, va un po' in difficoltà. L'uso di acronimi e sigle, spesso di origine straniera, si è infittito negli ultimi decenni e le discrasie tra grafia e pronuncia e tra norma tradizionale e uso creano situazioni mobili e incerte.
 
Spezzare il nodo di Gordio ricercando certezze nelle grammatiche di un tempo non è più tanto facile. Conviene far tesoro delle indicazioni dell'uso e cercare di capire il perché di certe scelte che vanno imponendosi all'interno di una cornice più complessa che in passato.
 
Bisogna partire dal fatto che sigle come Fmi vengono lette, anche mentalmente, lettera per lettera. Dunque, tende a prevalere la resa grafica della pronuncia. “Tende” può non essere soddisfacente per chi vorrebbe indicazioni definitive, ma questa è la realtà della lingua, viva e mobile.
 
Fmi , Fondo monetario internazionale , si pronuncia sempre effe-emme-ì. Nel «Corriere della Sera», su circa 1.500 occorrenze dal 1992 a oggi, si trova 800 volte l’Fmi e 700 il Fmi . Tutto sommato, la resa grafica della pronuncia non stravince. Perché? Probabilmente perché nelle notizie giornalistiche l’articolo il può essere spesso usato davanti a Fmi per uniformarsi, più o meno consciamente, alla sequenza il Fondo monetario internazionale (o, più sinteticamente, il Fondo ) usata più volte nel medesimo testo in cui si adopera anche la sigla.
 
Nel caso di SMS (che pronunciamo esse-emme-esse), non c'è invece storia. Nella stragrande maggioranza dei casi si usa la coppia forte l' (talvolta, anche la forma piena lo)/gli.

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