18 ottobre 2015

"125 anni fa nasceva Agatha Christie: i fan in festa", questo è il titolo sul Secolo XIX del 16 settembre 2015. Ma come mai si usa l'imperfetto? Non concorda con le regole per l'uso che ho imparato, p.e, descrizioni, ripetizioni, azioni incompiute. Anzi, la nascita è un momento unico e dovrebbe richiedere un passato remoto e prossimo, no?

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In questo caso e in altri simili (specialmente nelle narrazioni storiche e in quelle giornalistiche, nei verbali di polizia) si parla di imperfetto narrativo, una modalità di uso dell'imperfetto che, per l'appunto, espande gli àmbiti di applicazione di questo tempo, sempre più versatile nell'italiano contemporaneo. Nella sua grammatica Italiano (ed. del '97, cap. XI, par, 374), Luca Serianni nota per l'appunto la contraddizione tra quest'uso “perfettivo” sempre più diffuso, almeno a partire dalla fine dell'Ottocento, e la tradizionale «vocazione aspettuale» dell'imperfetto. Ma tant'è: ormai questo uso dell'imperfetto, che dilata e rende più prossimo al destinatario il tempo di un evento collocato in modo puntuale nel passato, è riconosciuto e validato non soltanto dalla pratica, ma anche – di conserva – dalla grammatica.


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