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DOMANDA

Perché di una persona che giudichiamo cattiva diciamo che non è uno stinco di santo? Capisco il riferimento alla non santità, ma che c'entra lo stinco?

RISPOSTA

Davide Bellegari

L'espressione non essere uno stinco di santo, dall'indubbio valore derogatorio e dall'accentuata sfumatura ironica, si usa in effetti per bollare una persona che si comporta e agisce in modo non virtuoso, disonesto, insomma, una persona dalla moralità decisamente eccepibile. "Vi narrerò il casetto d'un amico, / che non è punto uno stinco di santo", satireggiava il nostro Giuseppe Giusti (1809-1850): sembra che sia proprio ottocentesca l'acclimazione nella lingua scritta dell'espressione di cui ci occupiamo. Stinco di santo come metafora di uomo virtuoso deve la sua origine alla vistosa presenza di tibie tra i diversi frammenti d'ossa appartenuti a corpi di personaggi santificati o beatificati e preservati dentro i reliquiari nelle chiese cattoliche.

UN LIBRO

L’italiano e le sue varietà

Sergio Lubello e Claudio Nobili

Il volume indaga le varietà dell’italiano secondo i tradizionali assi di variazione: diatopia, diastratia, diafasia e diamesia. Il libro, concepito con l’intento di proporre in forma divulgativa temi normalmente affrontati nei corsi universitari di linguistica italiana, è agile, rigoroso e aggiornato