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Qual è il significato di "tra frizzi e lazzi"? Si può usare nel parlare comune? E quale significato oggi ha acquisito?

Rita Pinna

Non sembra che si possa definire tra frizzi e lazzi una vera espressione, ossia, in termini tecnici, una unità polirematica, caratterizzata dalla presenza di più parole che devono essere presenti in una sequenza e in una forma cristallizzata, pena la perdita di significato dell'unità (o espressione) stessa. Anche soltanto facendo - come si dice - un giro su internet, si vede che tra frizzi e lazzi è presente tanto quanto tra lazzi e frizzi; che spesso si scrive di lazzi, frizzi in casi diretti (con funzione cioè di soggetto o di complemento oggetto); che frequentemente lazzi e frizzi, pur all'interno di una medesima frase e di un medesimo contesto semantico, sono dislocati in zone e con funzioni morfosintattiche diverse. In ogni caso,  tra frizzi e lazzi può riferirsi grosso modo a due àmbiti semantici contigui: il primo reca con sé la dimensione carnevalesca e teatrale (da Commedia dell'arte) che è propria sia di frizzi sia di lazzi (da pronunciare con la z sonora), e fa pensare ad amenità, facezie piccanti e anche scurrili lanciate vicendevolmente da gruppi contrapposti, come forma ritualizzata di scontro tra parti di una stessa comunità (festa antica o moderna, cori di stadio e simili); il secondo, in modo attenuato e generico, evoca manifestazioni chiassose più o meno intemperanti, più o meno fatue, più o meno divertite e divertenti.

Frizzo 'battuta pungente, sapida e arguta' deriva da frizzare, a sua volta da una forma latina non attestata *frictiare, intensivo di frigere 'friggere'. In italiano è documentato dai primi decenni del 1700.

Lazzo (riportiamo la definizione data dal Vocabolario Treccani) vale originariamente «breve scena di carattere mimico, predisposta nel canovaccio per interrompere la monotonia del dialogo» e si riferisce al mondo della Commedia dell'arte e della farsa; passa poi a indicare, estensivamente, un «atto o motto buffonesco in genere, spesso sguaiato». In italiano è documentato dalla metà del Seicento. L'etimologia è discussa e ancor oggi irrisolta. Molti propendono per una derivazione dal latino actio 'azione, atto', in senso tecnico teatrale (didascalia inserita nei copioni delle recite); altri difendono l'origine spagnola della voce; c'è chi pensa all'italiano settentrionale lazzo 'laccio', chi al germanico hazus 'istrione'.

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Michele Colombo, docente di Storia della lingua italiana all'Università Cattolica di Milano, si è già occupato in più d'una occasione di Chiesa e lingua italiana. Proprio il tema della predicazione religiosa – cattolica – assume un rilievo fondamentale nel breve, nitido, godibile volumetto di 90 pagine che qui si presenta.

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