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È radere la forma corretta o rasare? È un errore quello contenuto nella canzone che dice «ti raserò l'aiuola»? Non si dovrebbe dire «ti raderò»?

E. Y.

La prima domanda suona astratta, in quanto i due verbi hanno ciascuno modalità e ambiti d'uso propri. Certo, l'etimologia li apparenta strettamente: l'italiano rasare deriva da un *RASARE, forma latino volgare, quindi parlata, intensiva della forma classica RADERE: immaginiamo, tra tarda latinità e inizio dell'era volgare, che nei discorsi della gente si facesse largo un *rasare 'radere, tagliare con forza, con alacrità'. E ancora per certo, dizionari alla mano, possiamo dare che oggi certe accezioni fondamentali dei due verbi italiani pressoché coincidano, come nel caso di 'sottoporre al taglio della barba'. Però, mentre radere può valere anche 'eliminare completamente, tagliando col rasoio, peli o capelli' (radere la barba), rasare può anche non implicare la completa eliminazione di peli o capelli (rasare la barba: cioè asportarne o accorciarne i peli in modo uniforme, non per forza togliendoli tutti).

Venendo all'esempio proposto dal lettore, diremo che, in opere di giardinaggio, radere vale 'tagliare fino a terra' (un prato, un giardino), rasare più specificamente 'spianare pareggiando' (l'erba, un prato, una siepe). Quindi, nell'esempio succitato, se interpretato alla lettera, rasare sembra pertinente.

Ma la lettura del testo della canzonetta di cui ti raserò l'aiuola costituisce l'incipit fa pensare immediatamente a un malizioso uso figurato. Un uso, peraltro, apertamente dichiarato da Gianluca Grignani, autore della canzone, intitolata L'aiuola. La frase esaminata è da intendere, dunque, come metafora giocosa ed eufemistica dell'atto sessuale.

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