25 gennaio 2010

Spesso sento dagli chef l’uso dell’espressione “impiattare” o “inpiattare”. È corretto? Da dove viene questo verbo, se è un verbo?

Cristina Passetti

Non ancora registrato nei principali vocabolari della lingua italiana dell’uso, il verbo impiattare (un parasinteto verbale, ricavato dal sostantivo piatto più due affissi) non è altresì presente nei principali repertori di neologismi. Pur essendo adoperato piuttosto frequentemente nel linguaggio della professione alberghiera e della ristorazione, impiattare, come numerosi termini caricati di sfumature semantiche tecnicistiche, possono faticare a essere immediatamente ricompresi nel patrimonio della nostra lingua.

Va detto che impiattare potrebbe essere incluso senza danno, anzi con un qualche vantaggio sotto il profilo dell’economia linguistica, nel lemmario di un vocabolario della lingua italiana. Impiattare non è un semplice sinonimo di ‘mettere nel piatto’; caso mai, è vicino all’accezione di ‘comporre un piatto’. Significa, più in particolare, ‘allestire preliminarmente in cucina, con gusto e intenti coreografici e decorativi, il preparato gastronomico dentro ciascuno dei piatti da servire in sala ai commensali’. Dunque, si sceglie in questo modo una soluzione alternativa al servizio alla francese, che consiste viceversa nel presentarsi al tavolo con un recipiente o piatto di portata contenente il preparato ben apparecchiato, mettendo una porzione nel piatto vuoto davanti a ciascun commensale.


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