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Desidererei sapere come si chiama la casa dove vivono le oche.

Elena Terminelli

Non esiste una denominazione specifica che designi il luogo in cui vengono messe le oche domestiche per essere protette e allevate. Che si tratti di semplici recinti (stie, soprattutto nell’italiano parlato nelle regioni settentrionali) che delimitano spazi, con l’aggiunta di ricoveri chiusi o aperti, sormontati da tettoie o forniti di pagliericci, tali luoghi o strutture non hanno un nome preciso come il comunissimo pollaio per i gallinacei. Nel pollaio, tra l’altro, secondo gli esperti, è sconsigliabile tenere, oltre a galli e galline, le oche, animali noti per una certa imprevedibile aggressività. Nelle aie davanti alle case coloniche di campagna, sarà forse possibile trovare ancora oggi delle oche, anche se nella vecchia fattoria dello zio Tobia (versione Quartetto Cetra) non ve n’era traccia.

Oca è attestato nell’italiano scritto a partire dalla metà del XIII secolo e continua il latino tardo auca(m). In una parte consistente dell’Italia mediana e meridionale meridionale si è affermato, in luogo di auca, la forma latina più tarda paparus (da cui papera, papero), di origine onomatopeica.

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Cooperativa Sociale Francesca

È uscito un libro importante, che merita di essere letto con attenzione, consultato e diffuso. Ne sono autori gli ospiti e gli educatori, gli operatori della Cooperativa Sociale Francesca, nata in Urbino nel 1992, che si occupa dell’inserimento lavorativo di ragazzi “diversamente abili”, come si dice oggi.

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