25 gennaio 2010

Da dove trae origine l'espressione "piantare baracca e burattini" e perché i burattini si chiamano così?

Carmela Pinto

L'espressione figurata piantare baracca e burattini significa 'piantare in asso ogni cosa' (Vocabolario della lingua italiana Treccani, s.v. baracca), 'abbandonare ogni cosa e non volerne più sapere' e prende corpo da una parte dall'accezione di 'lasciare, abbandonare improvvisamente e risolutamente', propria del verbo piantare, dall'altra dall'uso del termine baracca nel senso di 'teatrino dei burattini', attestato in italiano - proprio all'interno della locuzione che è oggetto della richiesta di schiarimenti - a partire dal 1870 (nel Dizionario Tommaseo-Bellini, 1865, è registrata l'espressione piantare il banco e i burattini). Ancora nel 1905, data di pubblicazione del Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni, Alfredo Panzini testimoniava un'estensione di significato della locuzione più ristretta di quella attuale: "Lasciar che tutto vada in malora, abbandonare all'incuria, o per malanimo o per dispetto". Gli esempi riportati dal Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia, che non rimontano oltre i primi decenni del Novecento, confermano l'impressione che la locuzione sia stata a lungo adoperata in ispecie per descrivere situazioni legate all'abbandono di poderi e beni immobili. Oggi, si possono piantare baracca e burattini non soltanto lasciando bruscamente un'opera intrapresa, ma anche licenziandosi dal lavoro, abbandonando famiglia o conviventi e dunque andandosene di casa; in poche parole, cambiando completamente l'orizzonte della propria esistenza.

Nella Commedia dell'arte, Burattino era il nome del secondo Zanni - antroponimo bergamasco per 'Gianni, Giovanni', attribuito al personaggio del servo semplice e goffo - forma diminutiva di buratto 'strumento per setacciare'. E' stato chiamato così, probabilmente, per via dei suoi movimenti e dei suoi atti irrequieti e scomposti, che ricordavano il buratto agitato per separare la materia grezza da quella fina; un'altra ipotesi - basata su un documento del tardo secolo XV, nel quale compare la voce buratini - rimanda a burattino nome di mestiere, in questo caso l'umile mestiere del setacciatore di farina (cfr. Dizionario etimologico della lingua italiana di Zolli e Cortelazzo, s.v. burattino).


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