25 gennaio 2010

Quale è la differenza tra “eversivo” e “sovversivo”?

Davide Gaudieri

C’è da riconoscere una base comune, nei due vocaboli italiani che, anche per significato, sono piuttosto vicini. Entrambi rimandano al verbo latino vertere ‘rivoltare, rovesciare’; per meglio dire, rimandano a due composti di vertere: evertere ‘sovvertire’, da ex-, che indica un movimento violento di distacco, più vertere; subvertere ‘rovesciare, abbattere, sovvertire’, da sub- ‘sotto’ e vertere. In particolare, sovversivo non è ricavato direttamente dal latino, ma – come suggerisce anche la cronologia “rivoluzionaria”, essendo attestato per la prima volta nella nostra lingua nel 1793 – proviene dall’adattamento dell’aggettivo francese subversif (dal 1780 in francese), a sua volta derivato dal latino. Come sostantivo, sovversivo ‘chi tenta di rovesciare le istituzioni statali’ è attestato nell’italiano scritto dal 1922. Eversivo ‘che intende rovesciare o abolire qualcosa’, è invece attestato in italiano dal 1748.

Una prima differenza tra i due aggettivi sta dunque nell’etimologia e nell’originario radicamento in una certa temperie ideologica, essendo sovversivo-subversif scaturito dalle pieghe di un momento storico di mutamento rivoluzionario dell’ordinamento politico e sociale. Nell’ambito del linguaggio giornalistico e politico attuale o comunque recente, riferito a gruppi, figure, azioni o progetti miranti a sovvertire l’ordine istituzionale, eversivo si è caricato con più forza di sfumature negative di significato, collegandosi all’idea di oscure trame organizzate contro lo Stato anche da settori facenti parte delle istituzioni stesse, oltre che da gruppi politici estremisti; tale riferimento sembra mancare nell’uso di sovversivo, che si abbina di solito a gruppi, elementi, movimenti minoritari chiaramente identificati, esterni e contrapposti al potere istituzionale. Sotto il profilo grammaticale, sovversivo sostantivo (un gruppo di sovversivi) è più comune di eversivo sostantivo (un gruppo di eversivi).

In senso estensivo, sia sovversivo, sia eversivo possono riferirsi, specialmente nel campo dell’arte, ad artisti o movimenti che tendono a mutare e rinnovare profondamente e radicalmente una cultura, una tradizione, uno stile.


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