DOMANDA

Cosa significa «nel suo significato pleonastico»?

RISPOSTA

Paola Petrini

A occhio e croce, nel risicato contesto che viene proposto, pleonastico potrebbe valere, in senso estensivo, ‘inutile, superfluo, non necessario’. L’aggettivo pleonastico ‘di pleonasmo, che costituisce pleonasmo’ si riferisce in senso proprio a parole che nel contesto grammaticale o concettuale sono sovrabbondanti: «entrare dentro» e «uscire fuori» sono pleonasmi è un esempio prodotto dal Vocabolario Treccani sotto la voce pleonasmo. Va sottolineato, peraltro, che il pleonasmo, «frequente nel linguaggio famigliare – continuiamo a citare dal Vocabolario Treccani –, si può trovare anche nella lingua letteraria e non implica di per sé una violazione delle regole grammaticali». Non necessario alla comprensione dell’enunciato, nella frase «a me mi piacerebbe tanto un gelato», il pronome mi (che, a rigor di grammatica, ripete il senso di a me), in un vivace scambio di battute orale o in un romanzo che del parlato vuole riprodurre le movenze, ha una precisa funzione di potenziamento espressivo. In un celebre endecasillabo del suo Canzoniere, scrisse il Petrarca: «di me medesmo meco mi vergogno».

Pleonasmo è attestato nell’italiano scritto a partire dalla prima metà del Cinquecento. È parola culta, che, attraverso il latino tardo pleonasmu(m), ricupera il greco antico pleonasmós, propriamente ‘eccesso, sovrabbondanza’, sostantivo derivato di pleonázo ‘sovrabbondare’. L’aggettivo pleonastico entra nell’italiano scritto più tardi, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

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