25 gennaio 2010

Da dove deriva il termine "OK", va bene? E il termine "KO" del pugilato?

Maria Cristina Magni

O.K., che ormai si trova comunemente scritto OK e ok, è la forma abbreviata dell'interiezione dell'inglese d'America okay, che significa, per l'appunto, 'va bene, d'accordo'. Okay è attestato nell'italiano scritto a partire dal 1951, mentre risale già al Dizionario moderno di Alfredo Panzini (1931) la documentazione di O.K. Panzini, da garbato e lievemente ironico intellettuale qual era, commentava in questo modo, dopo aver spiegato il significato di O.K.: «Tutto va bene nella giovane America, fuor che ciò che non va bene».

Per quanto riguarda l'origine dell'abbreviazione, divenuta già «nel 1932 di uso internazionale nelle telecomunicazioni» (Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia, s.v.), non prima di essersi diffusa dagli Stati Uniti negli altri Paesi di lingua inglese, si tende a farla risalire alle iniziali dell'Old Kinderhook [Club], che si riunì per la prima volta il 24 marzo 1840 per sostenere la rielezione di Martin van Buren, soprannominato il mago di Kinderhook, a presidente degli Stati Uniti.

K.O. è abbreviazione della locuzione inglese Knock Out, che alla lettera significa 'picchiare (to knock) per mettere fuori (out) combattimento' ed è passata a significare, oltre che la situazione del pugile fuori combattimento, anche il 'colpo che, nel pugilato, mette fuori combattimento' l'avversario ed è, in tale accezione, registrata nell'italiano scritto a partire dal 1963 (mentre l'espressione intera è attestata dagli inizi degli anni Dieci del Novecento). Frequente oggigiorno anche la grafia analitica kappaò (ha subito un duro kappaò al primo round; il pugile è finito kappaò).


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