DOMANDA

Quando si usa “cancellare”? e quando “scancellare”?

RISPOSTA

È utile leggere per intero la voce scancellare nel dizionario Treccani.it:
 
«Forma più espressiva e popolare di cancellare, nel significato di ‘coprire una scrittura, un disegno e simili con uno o più tratti di penna’ o di ‘togliere, far scomparire in altro modo un segno, una traccia, ecc.’: scancella quella parola e riscrivila; dammi la gomma, devo scancellare il disegno; va’ alla lavagna e scancella tutto quello che c’è scritto; scancellare una macchia, scancellare le impronte. Per estensione, o in senso figurato, anche nell’uso letterario, togliere, eliminare, annullare: scancellare un nome, una persona da una lista; può scancellare la mia prenotazione?; Fa male – soggiunsi involontariamente premuroso di scancellare l’impressione di quelle mie parole (Capuana); le luci erano a tratti scancellate dal crescere dell’onde (Montale); far dimenticare: scancellare un’offesa; ricordi scancellati dal tempo; Così mai scancellata la memoria Fia di te, madre, e del tuo figlio Amore (Poliziano)».
 
Insomma, cancellare e scancellare sostanzialmente si equivalgono. Il valore intensivo del prefisso s- in scancellare in realtà non rende più “intenso”, più forte, più deciso l’atto del cancellare, rispetto a quanto indicato dal verbo semplice (cancellare); piuttosto, dà a scancellare una possibilità di uso in più e una in meno, sempre rispetto a cancellare: in più, se il parlante (o scrivente), volendo dare una connotazione più espressiva, colorita all’azione, sceglie scancellare in luogo di cancellare; in meno, se il parlante o scrivente, in una situazione che esige un uso molto formale della lingua (per esempio, in una lettera a un superiore in cui un impiegato voglia giustificare alcune cancellaturemal riuscite in un registro), sceglie una variante più popolare (come scancellare rispetto a cancellare): per carità, niente di mortale, ma certamente un che di meno adatto al livello di lingua che si richiede in certe occasioni.

UN LIBRO

La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana

Stefano Jossa

Si tratta di un testo divulgativo privo di ambizioni pedagogiche, avente l’unico, nobilissimo scopo di suscitare negli italofoni la medesima passione per la parola che infiamma l’autore

0
0