19 aprile 2012

In un’introduzione ad una biografia di sant’Ambrogio di Milano, mi sono imbattuto in un termine che non conoscevo finora: “scurolo”. Vorrei sapere cosa ciò significhi e da dove viene il termine.

Bisognerebbe sapere qualcosa di più sull’autore della biografia. Di dov’era? Perché questa domanda? Perché scurolo è parola di uso regionale o antiquato. In una regione, la Toscana, che ha dato tanto alla lingua italiana, scurolo significa ‘imposta della finestra’ (nell’italiano senza connotazioni locali abbiamo, specialmente al plurale, la forma scuro).
 
Nell’italiano regionale lombardo, invece, scurolo significa ‘cripta sotterranea in una chiesa’. Retrostante a questa forma s’intravede la parola dialettale scurœu, che il Dizionario milanese-italiano del Cherubini (1814) registra e spiega in questi termini: «Quel sepolcro che si fa per le chiese nella settimana santa per figurare il tumulo di Gesù Cristo».
 
Visto che si parla di un uomo di chiesa, perdipiù milanese, verrebbe spontaneo pensare che lo scurolo rintracciato nella biografia sia il secondo. Al lettore verificare la consistenza di questa illazione, testo alla mano. Ah, dimenticavamo: l’etimo è abbastanza trasparente in entrambi i casi, in quanto lo scurolo toscano viene per l’appunto dalla forma sostantivale scuro ‘imposta cieca di finestra o porta’; quello milanese viene dall’aggettivo scuro.

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