In realtà, il Vocabolario Treccani.it, nell'indicazione etimologica seguente il lemma scippare,si esprime in modo piuttosto chiaro, in barba a ogni dichiarazione di settentrionale: «voce napol.[etana], di origine incerta, propr.[iamente] “strappare”». La prudenza («di origine incerta») non deve irritare; né, tanto meno, essa contiene alcun attentato a un presunto blasone di meridionalità linguistica offesa (tutti i dialetti d'Italia hanno contribuito, quale più, quale meno, all'arricchimento del patrimonio lessicale italiano). Per cerziorare l'origine di una parola e dichiararla ufficialmente, la scienza lessicologica e l'intervento lessicografico abbisognano, per convenzione e statuto, di attestazioni scritte certe.
Nel caso di scippare, come nel caso di migliaia di altri vocaboli, siamo abbastanza sicuri, in base allo studio dei dialetti che sono proceduti dal latino volgare (parlato), che alla base della parola vi sia una forma latina *excippare 'cavare una pianta dal ceppo' e che i primi ad accogliere in tempi post-latini e proto-romanzi questa base lessicale furono i dialetti di area meridionale, tanto che le prime attestazioni letterarie scritte (che fanno quindi incontrovertibilmente fede) in lingua italiana di scippare 'strappare, portare via con la violenza' risalgono a un volgarizzamento trecentesco napoletano del Libro de desctructione de Troya di Guido delle Colonne (poeta di scuola siciliana e giudice a Messina; cfr. Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, Utet, s. v. scippare). Dal significato suddetto è comprensibile come si sia potuto sviluppare quello, più recente, di 'derubare, strappando di dosso a una persona un oggetto'. In questo senso, i dialetti meridionali coonestano l'interpretazione che ci viene proposta, cui s'aggiunge la documentazione relativa al dialetto barese.
Ripetiamo: il problema è in quell'asterisco * preposto alla forma verbale latino volgare excippare, che indica la attestazione assente in documenti scritti della forma medesima; una forma, viceversa, che è stata ricostruita congetturalmente ex post dagli studiosi proprio osservando vocaboli dialettali esistenti (oggi o ieri) o appartenenti alla prima lingua italiana scritta che, per la loro struttura fono-morfologica e la loro semantica, presupponevano l'esistenza di un capostipite latino nella lingua parlata, mai arrivato (a noi) per via scritta, ma, appunto, “necessario” per spiegare le forme dialettali e italiane successive.