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DOMANDA

Due punto zero (oppure 2.0) lo si sente spesso anche in trasmissioni radiofoniche. Che cosa si intende esattamente con questa espressione?

RISPOSTA

Si trova scritta in cifre 2.0 o, talvolta, due punto zero, e si tratta in sostanza di una locuzione usata in funzione aggettivale sempre posposta. Significa 'nella sua più recente e aggiornata versione', e si dice spesso di prodotti e gadget tecnologici, ma anche, in senso sempre più estensivo, di qualsiasi entità che sia all'altezza della modernità tecnologica: si veda, per esempio, il sito Mamme 2.0 (sottotitolo: Mamme 2.0 la guida per le mamme tra figli, lavoro e tecnologia).

 

Per capire bene perché la locuzione è frequentissima nella simbolizzazione in cifre, bisogna ricordare che proviene dalla locuzione web 2.0, così spiegata nelle Enciclopedie on line Treccani: «il termine, apparso nel 2005, indica genericamente la seconda fase di sviluppo e diffusione di Internet, caratterizzata da un forte incremento dell’interazione tra sito e utente: maggiore partecipazione dei fruitori, che spesso diventano anche autori (blog, chat, forum, wiki); più efficiente condivisione delle informazioni, che possono essere più facilmente recuperate e scambiate con strumenti peer to peer o con sistemi di diffusione di contenuti multimediali come Youtube; affermazione dei social network. Nuovi linguaggi di programmazione consentono un rapido e costante aggiornamento dei siti web anche per chi non possieda una preparazione tecnica specifica. Il fenomeno è ancora in fortissima evoluzione».

 

Un'altra definizione sintetica è data nel Lessico del XXI secolo (sempre della Treccani), s. v. web 2.0: «Insieme di tecnologie e interazioni sociali da tali tecnologie rese possibili che si sviluppa attraverso la rete in quanto specifica piattaforma connettiva; la definizione è stata coniata nel 2004 da Dale Dougherty e Tim O’Reilly».

UN LIBRO

Il «Thesaurus pauperum» pisano. Edizione critica, commento linguistico e glossario

Giuseppe Zarra

Zarra offre un contributo importante per lo studio e la riscoperta di un settore a lungo trascurato dagli storici della lingua italiana, e relegato piuttosto all’interesse, di certo meritevole ma spesso poco attento agli aspetti filologici, dei soli storici della medicina

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