12 giugno 2017

Da qualche mese sono insorti malumori tra la gente del paese e discussioni inutili e dannose a seguito della VS. risposta che è stata data a qualcuno che ne ha fatto richiesta: nel VS. sito si legge: “Come è più corretto dire: Castelveteresi oppure Castelvetresi gli abitanti di Castelvetere in Val Fortore (BN)? Propenderemmo per Castelveteresi, onde evitare la collisione omofonica con Castelvetresi, denominazione degli abitanti dei comuni di Castelvetro di Modena e Castelvetro Piacentino”. Questa risposta, che io definisco puerile ed è quantomeno incauta e sicuramente superficiale, in quanto non tiene in nessuna considerazione che il nome degli abitanti di quel paese, che ha una lunga storia, che qualcuno fa risalire ai tempi dei Romani, se non a quelli dei Sanniti, di cui sono stati rinvenuti reperti archeologici, è ben incardinato e inveterato nella mente dei cittadini attuali e di quelli di generazioni remote ed è stato sempre Castelvetresi; perciò la VS. risposta ha suscitato stupore, scalpore e addirittura panico in tanti che si sentono defraudati persino del loro nome per una risposta tanto semplicistica, che non ha alcuna base linguistica, giacché i fenomeni linguistici non sono caratterizzati solo da una semplice derivazione lessicale, come il rappresentante della Treccani ha fatto nella risposta sopra riportata. Io invito coloro che sono autori di tanta superficialità a leggere i due articoli che allego al presente messaggio e di confutare le tesi in essi sostenute o di revocare l'affermazione presente nella risposta, correggendola nel sito, chiedendo intanto scusa ai cittadini di Castelvetere in Val Fortore, per aver offeso la loro coscienza civica e la loro lunga storia.

C’è, crediamo, un equivoco di fondo alla base di questo spiacevole episodio, per cui un illustre rappresentante della comunità di Castelvetere in Val Fortore (BN), il professor Elio Buontempo, è rimasto colpito dolorosamente dalla risposta al quesito, da lui stesso riportata nella sua replica. L’equivoco – del quale possiamo senz’altro farci carico, per parte nostra – nasce dal fatto che non ci è sembrato che la domanda intendesse esprimere la profondità delle indagini, degli studi, della documentazione acquisita sul merito della questione, né che fosse su quella base, non esibita, che poneva il quesito: sembrava, viceversa, porre un quesito che astraeva dalla complessità della storia, chiedendo conto di una “correttezza” formale e non sostanziale. Sulla base di un formale riscontro delle collisioni omofoniche abbiamo dunque dato una risposta (col debito tono di cautela), evidentemente senza alcuna intenzione di mostrarci superficiali o, meno che mai, di offendere la cultura e la tradizione locale di Castelvetere in Val Fortore e dei suoi abitanti.

Ciò detto, chiediamo scusa se abbiamo male interpretato il senso del quesito, ben consapevoli, in realtà, che da tempo è acclarata la consistenza dell’etnico Castelvetrese, come attestato anche nell’autorevole DETI, il Dizionario degli etnici e degli antroponimi italiani di Teresa Cappello e Carlo Tagliavini.

 

 

 


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