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Segnalo il verbo "rizelarsi" (695 risposte a ricerca Google) assente dai dizionari. Molto utilizzato in Campania e al Sud anche in discorsi e comunicazioni ufficiali, con il significato di "risentirsi", "offendersi”. Considerato "dialettale" ma di fatto non utilizzato in nessun caso dalla massa: vi si fa invece ampio ricorso in discorsi politici, comunicazioni in ambito aziendale, professionale... Come termine dialettale dunque sarebbe un po' anomalo. Copio qualche link: http://forum.corriere.it/scioglilingua/12-09-2009/rizelarsi_questo_sconosciuto-1352165.html https://books.google.it/books?id=vn99RaWbyGwC&pg=PA21&lpg=PA21&dq=rizelarsi&source=bl&ots=eBXFSadY-b&sig=gZVbxpGUR4ceM0nUH6C7vry-foo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjtoaHf6ezUAhVRrRQKHSUgC10Q6AEIUjAH#v=onepage&q=rizelarsi&f=false

Quanto sono interessanti e affascinanti le parole che – provengano o meno dal fondo dialettale della regione o area di riferimento – mostrano la ricchezza e varietà degli usi locali della lingua italiana! In verità, non soltanto le parole, talvolta anche microstrutture sintattiche (si pensi, per esempio allo stato in luogo in presenza di odonimi espresso con a a Roma: abito a via Rossi, anziché in via Rossi; oppure il controverso uso transitivo, più tipico del Sud che del Nord Italia, di verbi come scendere, salire, entrare, uscire riferiti ad oggetti e non al luogo di transito: mi aiutate a salire le valigie?; ho uscito la macchina dal garage, ecc.).

Ebbene, non è detto che le parole degli italiani regionali (o locali) d’Italia debbano per forza essere accolte nelle opere lessicografiche. Certo l’attestazione di rizelarsi reperita in un grande campano d’adozione come Francesco D’Ovidio, pionieristico studioso delle varianti fonomorfologiche dei Promessi sposi, non può che fare piacere. Se assumiamo che l’italiano regionale è nei fatti il nostro corrente italiano parlato e che della sua vitalità si trovano poi le tracce anche nella pagina scritta, possiamo capire che il criterio dell’immissione di una forma in un dizionario sarà lo stesso che riguarda, per esempio, le voci specialistiche di uno dei numerosi linguaggi settoriali: che facciamo, mettiamo tutte le voci del linguaggio medico in un dizionario generale della lingua italiana? O selezioniamo, scremiamo, scegliamo? Un criterio importante, assunto dai lessicografi, di solito è la considerazione della rappresentatività della parola, in base a una misurazione della sua diffusione, consistenza (data dalla ricchezza di attestazioni scritte) nonché trasparenza semantica.

 

Dunque rizelarsi non trova (ancora?) spazio nel nostro, come in altri dizionari di lingua italiana: ma ciò non vuol dire che non sia parola esistente, viva – nella lingua parlata in Campania e di altre zone del Sud –, insomma, una parola degnissima di considerazione e apprezzamento, che colora in modo localmente definito, e pertanto utile alla comunità di riferimento, la realtà del tessuto linguistico.

UN LIBRO

Breve guida alla sintassi italiana

Francesco Bianco

Ha tutti i pregi della manualistica che potremmo definire sintetica o essenziale, a metà strada tra la l’alta divulgazione e l’insegnamento universitario di base, rigorosamente mai superiore alle 200 pagine, sempre più apprezzata in particolare dai giovani lettori, non necessariamente studenti, abituati alla rapidità delle letture a scorrimento video e delle ricerche a tempo di click.