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DOMANDA

Sono un appassionato di magia, mostri e creature fantastiche; la mia domanda è: in che anno è stata coniata la parola ippogrifo?

RISPOSTA

Se chi ci scrive è davvero un appassionato di “magia, mostri e creature fantastiche”, allora deve per forza andare a recuperare una lettura forse mai fatta ai tempi della scuola, ovverosia il poema Orlando furioso (1532) di Ludovico Ariosto. Intanto, affidandosi a “google immagini”, dopo aver digitato “ippogrifo ariosto” o “ippogrifo orlando furioso”, vedrà comparire splendide raffigurazioni della creatura fantastica immaginata dall’Ariosto, un cavallo (dal greco híppos) alato con la testa di grifone, e, in particolare le illustrazioni senza tempo di Gustave Doré (con Astolfo che viaggia verso la luna a cavalcioni dell’ippogrifo): «Non è finto il destrier, ma naturale, / Ch’una giumenta generò d’un grifo: / Simile al padre avea la piuma e l’ale, / Li piedi anteriori, il capo e il grifo; / In tutte l’altre membra parea quale / Era la madre, e chiamasi ippogrifo» (IV, 18).

In araldica, l’ippogrifo è una figura rappresentata come metà aquila e metà cavallo.

UN LIBRO

L’italiano e le sue varietà

Sergio Lubello e Claudio Nobili

Il volume indaga le varietà dell’italiano secondo i tradizionali assi di variazione: diatopia, diastratia, diafasia e diamesia. Il libro, concepito con l’intento di proporre in forma divulgativa temi normalmente affrontati nei corsi universitari di linguistica italiana, è agile, rigoroso e aggiornato