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Ho cercato la parola “fragilizzato” nel vostro sito e ho trovato effettivamente una definizione, come participio passato e aggettivo. Dato il suono estremamente sgradevole, ho cercato la stessa parola nel sito dell'Accademia della Crusca e non ho avuto risultati. Siamo proprio certi che sia italiano?

Il fatto che una parola suoni sgradevole ha poco a che fare con la sua legittimità o diritto all’esistenza. Inoltre, nel sito dell’Accademia della Crusca, che non contiene un dizionario della lingua italiana dell’uso, ma le edizioni, tutte antiche, del prestigioso Vocabolario degli accademici della crusca, è normale che non compaia un neologismo come fragilizzato: la Crusca dedica meritori e accuratissimi articoli anche ai neologismi, specialmente quando richiesta dai lettori del sito, ma non ha tra i suoi obiettivi statutari quello di registrare tutti i neologismi (o aspiranti tali) comparsi nella lingua contemporanea. Pertanto, non possiamo forse dare piena soddisfazione a chi ci ha posto il quesito, ma ci sentiamo di dire che sì, fragilizzato, è un vocabolo italiano: comprensibile e ben formato, ha il solo “difetto” di essere nuovo e quindi, forse, suonare strano o curioso in prima battuta.

UN LIBRO

Breve guida alla sintassi italiana

Francesco Bianco

Ha tutti i pregi della manualistica che potremmo definire sintetica o essenziale, a metà strada tra la l’alta divulgazione e l’insegnamento universitario di base, rigorosamente mai superiore alle 200 pagine, sempre più apprezzata in particolare dai giovani lettori, non necessariamente studenti, abituati alla rapidità delle letture a scorrimento video e delle ricerche a tempo di click.