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DOMANDA

Ho cercato la parola “fragilizzato” nel vostro sito e ho trovato effettivamente una definizione, come participio passato e aggettivo. Dato il suono estremamente sgradevole, ho cercato la stessa parola nel sito dell'Accademia della Crusca e non ho avuto risultati. Siamo proprio certi che sia italiano?

RISPOSTA

Il fatto che una parola suoni sgradevole ha poco a che fare con la sua legittimità o diritto all’esistenza. Inoltre, nel sito dell’Accademia della Crusca, che non contiene un dizionario della lingua italiana dell’uso, ma le edizioni, tutte antiche, del prestigioso Vocabolario degli accademici della crusca, è normale che non compaia un neologismo come fragilizzato: la Crusca dedica meritori e accuratissimi articoli anche ai neologismi, specialmente quando richiesta dai lettori del sito, ma non ha tra i suoi obiettivi statutari quello di registrare tutti i neologismi (o aspiranti tali) comparsi nella lingua contemporanea. Pertanto, non possiamo forse dare piena soddisfazione a chi ci ha posto il quesito, ma ci sentiamo di dire che sì, fragilizzato, è un vocabolo italiano: comprensibile e ben formato, ha il solo “difetto” di essere nuovo e quindi, forse, suonare strano o curioso in prima battuta.

UN LIBRO

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(a cura di) Yorick Gomez Gane

Una ricognizione sulle varietà contemporanee, ma opportunamente sorretta da uno sguardo storico-linguistico, e attenta ai risvolti internazionali (non limitati al solo mondo anglosassone) della questione di genere