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DOMANDA

Gentile redazione, desidererei, se possibile, conoscere le attestazioni di due lemmi che ho rinvenuto nel Vocabolario Treccani, ossia "ordinatore" (computer) e "isbergo" (iceberg).

RISPOSTA

«Termine talvolta usato, come traduzione del francese ordinateur, nel significato di calcolatore elettronico, elaboratore»: così, fornendo la seconda accezione del termine ordinatore, con prudenza, si esprime il Vocabolario on line Treccani. Ordinatore ‘calcolatore elettronico’ è attestato nell’italiano scritto per la prima volta all’inizio degli anni Ottanta del Novecento.  La prudenza è determinata dal fatto che il franco-latinismo ordinatore risulta usato sporadicamente in italiano, in luogo di calcolatore o elaboratore (elettronico). Per quanto sporadiche, le attestazioni in termini assolute non sono poche. Ci limitiamo a fornirne una, cavata dall’articolo di un grande giornalista sportivo, Mario Fossati (morto nel 2013), molto amico di Gianni Brera e, come lui, amante di un lessico ricercato: «Ho letto che Paul Koechli, il preparatore di Hinault [grande campione di ciclismo, ndr], infila nell' ordinatore anche gli stati d' animo dei suoi allievi.» («La Repubblica», 9 agosto 1985). Non sarà casuale l’uso di ordinatore in riferimento a un contesto e a referenti marcati da francesità.

 

Isbergo, adattamento formale di iceberg, viene citato e ricitato in rete, ma non è mai entrato nell’uso reale della lingua italiana. Ecco che cosa ha dichiarato a proposito di certe ipotesi di parole nuove il valente lessicografo Mario Cannella (che da anni si occupa delle edizioni annuali dello Zingarelli): «Il nostro compito — dice Cannella a Paolo Di Stefano del “Corriere della sera” — è la ricerca dell’iceberg: scommettere sulle parole che rimangono. Migliorini per iceberg inventò isbergo e qualcun altro ghiaccione, ma non sono passati nel vocabolario, così come non è passato guardavia per guardrail. Dobbiamo evitare gli errori, cioè di inserire termini che dopo due o tre anni scompaiono dall’uso».

 

UN LIBRO

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Per vari mesi, e animate dall’amore verso la nostra lingua, le redattrici della Franco Casati Editore hanno scovato, selezionato e conservato i vocaboli che trovavano nei testi sui quali lavoravano. Così è nato Il dimenticatoio. Dizionario delle parole perdute, un libro collettivo, un progetto corale