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Desidererei avere una risposta riguardo all'oggetto: carenza nella definizione della parola ROVAIO. Preciso meglio. Alla domanda: "cosa significa rovaio?", l'unica povera risposta della mia "Piccola", ma anche del "Vocabolario" e ancora della versione on-line, è semplicemente: "vento del nord". Purtroppo ho dovuto apprendere che altri dizionari (cito ad esempio il De Mauro) presentino una imbarazzante molteplicità di accezioni. Data l'autorevolezza dell'Istituto, mi chiedo come questo sia potuto accadere. Chiedo ancora se sia opportuno arricchire il vostro vocabolario.

La “povera risposta” non è in realtà così povera, a nostro avviso: è essenziale. L’aver ristretto la lemmatizzazione a rovaio ‘vento del Nord’ tiene conto della larga prevalenza, nella storia della nostra lingua e nei suoi usi, di tale voce rispetto all’omonima voce rovaio ‘roveto’ e, in senso figurato, ‘ginepraio’, di cui il De Mauro on line dà conto (ma tanti altri pregevoli dizionari della lingua italiana dell’uso tacciono). Del resto, lo stesso De Mauro qualifica la voce rovaio2 come obsoleta e di basso uso. Valuteremo comunque se aggiungere o meno questa voce antiquata, ringraziando il sensibile e attento lettore che ci ha posto il quesito.

UN LIBRO

L’italiano alla prova dell’internazionalizzazione

(a cura di) Maria Agostina Cabiddu

Per capire come nasce questo libro, è necessario tornare indietro di circa 5 anni, quando il Senato accademico del Politecnico di Milano, con delibera del 21 maggio 2012, decideva di attivare, a partire dal 2014, corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca esclusivamente in lingua inglese. Numerosi docenti di quello stesso Ateneo, indignati e preoccupati, presentarono un ricorso al Tar della Lombardia, che annullò la decisione del Senato accademico (sentenza 23 maggio 2013, n. 1348).