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DOMANDA

Come si fa per registrare un neologismo a proprio nome ed introdurlo nel vocabolario della lingua italiana? La procedura è diversa per i termini editi da quelli inediti?

RISPOSTA

Non crediamo proprio che le parole siano brevettabili, a meno che non identifichino uno slogan commerciale o un marchio aziendale. Nel caso di un petaloso qualsivoglia (facciamo apposta l’esempio di una parola gettata sulla ribalta mediatica un paio d’anni fa, inventata – ma si scoprì poi che già altri vi avevano pensato prima, molto tempo prima – da uno scolaro di otto anni e promosso all’attenzione dell’Accademia della Crusca), si può sperare che, una volta coniata, la parola riesca a diffondersi nell’uso così tanto da indurre i lessicografi, vale a dire gli autori per mestiere dei dizionari, a inserirla nel dizionario.

 

Insomma, è l’uso che governa la diffusione delle parole, vecchie e nuove. E di quello, principalmente tiene conto chi redige i dizionari per stabilire ingressi e uscite (ingressi e uscite che costituiscono, comunque, una percentuale minima rispetto al corpo del dizionario).

UN LIBRO

Scugnizzo. Una storia italiana

Nicola De Blasi

Scugnizzo è davvero una storia italiana perché non è solamente la storia della parola ma – come deve essere – l’analisi storica di ciò che ruota attorno alla vita di quella parola, la descrizione del suo percorso (dalla prima attestazione, alla sua più ampia diffusione), l’indagine del tortuoso viaggio che ha dovuto compiere, delle geografie che l’hanno prodotta e che ha attraversato.