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DOMANDA

Come si fa per registrare un neologismo a proprio nome ed introdurlo nel vocabolario della lingua italiana? La procedura è diversa per i termini editi da quelli inediti?

RISPOSTA

Non crediamo proprio che le parole siano brevettabili, a meno che non identifichino uno slogan commerciale o un marchio aziendale. Nel caso di un petaloso qualsivoglia (facciamo apposta l’esempio di una parola gettata sulla ribalta mediatica un paio d’anni fa, inventata – ma si scoprì poi che già altri vi avevano pensato prima, molto tempo prima – da uno scolaro di otto anni e promosso all’attenzione dell’Accademia della Crusca), si può sperare che, una volta coniata, la parola riesca a diffondersi nell’uso così tanto da indurre i lessicografi, vale a dire gli autori per mestiere dei dizionari, a inserirla nel dizionario.

 

Insomma, è l’uso che governa la diffusione delle parole, vecchie e nuove. E di quello, principalmente tiene conto chi redige i dizionari per stabilire ingressi e uscite (ingressi e uscite che costituiscono, comunque, una percentuale minima rispetto al corpo del dizionario).

UN LIBRO

Il «Thesaurus pauperum» pisano. Edizione critica, commento linguistico e glossario

Giuseppe Zarra

Zarra offre un contributo importante per lo studio e la riscoperta di un settore a lungo trascurato dagli storici della lingua italiana, e relegato piuttosto all’interesse, di certo meritevole ma spesso poco attento agli aspetti filologici, dei soli storici della medicina

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