DOMANDA

Vorrei segnalarVi che nel Vostro Vocabolario online nella definizione 2 della parola "Toma" si parla di "formaggio tipico piemontese e della Valle d'Aosta" ma in realtà questo è anche un tipico ed antichissimo formaggio, stagionato o fresco, siciliano (chiamato in dialetto "Tuma") conosciuto ed apprezzato in tutta la regione. Pensate di correggere la definizione?

RISPOSTA

Non si tratterebbe di “correggere” la definizione, quanto, eventualmente, di integrarla. Se, però, in tutti i dizionari di lingua italiana sotto la voce toma compare soltanto la definizione del tipico formaggio alpino nord-occidentale, qualche motivo c’è: per come viene definito e per i riconoscimenti fissati nei disciplinari di produzione ufficiali, toma rimanda precisamente a quel determinato tipo di prodotto caseario piemontese/valdostano (con qualche propaggine nelle valli alpine lombarde occidentali). Il secondo motivo è che, anche in italiano, ormai, a proposito delle varietà di formaggi tipiche prodotte in Sicilia, cui si riferisce chi ci ha posto il quesito, si parla e si scrive più diffusamente di tuma (ripreso pari pari dal dialetto), piuttosto che di toma, la quale ultima costituirebbe una variante formale più italianizzata, rifatta analogicamente sulla nordica toma.

 

Insomma, per concludere, possiamo accogliere il suggerimento nel senso di aggiungere un altro lemma, tuma (o toma), riferito a una certa varietà casearia tipica della Sicilia.

UN LIBRO

Ciao

Nicola De Blasi

Sarà l’opacità semantica del termine a fare la fortuna del saluto (un’interiezione, immediata e diretta, non riconducibile in maniera trasparente al suo antico significato) che conoscerà a metà del Novecento, dopo la Seconda guerra mondiale, una larghissima circolazione.

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