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DOMANDA

Nel libro "Delitto e castigo" di Dostoevskij, nella versione a cura di Serena Prina, compare alla pagina 12 una forma riflessiva che mi ha incuriosito: "Si confuse e tacque". Analizzando il contesto, credo non si possa attribuire al verbo "confondersi" il normale significato. Vi chiedo quale significato sia attribuibile.

RISPOSTA

Rispondere a questa domanda non è semplice per due motivi: 1) non abbiamo sotto mano la traduzione del romanzo curata da Serena Prina; 2) non sappiamo quale sia, secondo chi ci ha scritto, il “normale significato” del verbo confondersi.

 

In tal senso, la prima parte della risposta suonerà come un modesto e breve suggerimento agli utenti che ci onorano della loro attenzione: cercate di essere chiari ed esaurienti nelle domande. Prive di contesto, certe questioni risultano poco decifrabili e restano appese per aria. La lingua non è cavia da laboratorio, bensì organismo vivo: ricollocare una parola, un sintagma, una locuzione, una porzione di frase innanzi tutto all’interno di un testo o brano dotati di autonomia semantica è presupposto fondamentale per capire di che cosa stiamo parlando o intendiamo parlare. Utilissimi sono poi indicazioni solo apparentemente marginali come, per esempio, “a scuola ho sentito certi miei compagni dire…”; “nell’ufficio di commercialista in cui lavoro…”, “qui a Pavia, parlando tra amici, diciamo…”.

 

Se l’accezione di confondersi cui ci si riferisce è la seguente, «4b. Imbrogliarsi nel discorso, perdere il filo: a un tratto si è confuso e ha stentato a riprendersi» (Vocabolario Treccani.it, s. v. confondere), a occhio e croce potrebbe non essere improponibile pensarla come calzante per il personaggio dostoevskiano.

UN LIBRO

La sinistra che verrà. Le parole chiave per cambiare

(a cura di) Giuliano Battiston e Giulio Marcon

Un saggio polifonico con al centro lo sforzo di gettare nuova luce in un panorama in cui, per forza di cose, anche i significati di alcune parole usurate sono mutati insieme con i mutamenti epocali degli ultimi decenni

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