13 maggio 2019

Sul portale web Treccani, tra i neologismi, sono presenti i termini “psiconcologia” e “psiconcologo”. Potreste cortesemente indicare fonti più credibili e scientifiche, oltre ad articoli di giornali e all’agenzia Ansa, per motivare la vostra scelta? Vorrei sapere se il termine “psiconcologia” si scrive attaccato (psiconcologia), col trattino (psico-oncologia) o con due “o” (psicooncologia) e saperne le ragioni dal punto di vista della lingua, non degli usi che ne fanno i media. Di seguito propongo alcuni degli svariati usi del termine in Italia e all’estero.

Non riportiamo l’informatissimo elenco che il nostro gentile, colto e partecipe lettore ci ha inviato: non tanto per l’occupazione di spazio eccessivo che comporterebbe, quanto perché la risposta alle domande poste può prescindere dalla varia e vasta casistica minuta, che pure e d’altra parte conferma il seguente assunto di fondo: non è nelle possibilità, né nelle vocazioni della sezione “Neologismi” di un vocabolario della lingua italiana l’azione di registrare una parola o una locuzione in una sua presunta forma “perfetta”, poiché proprio nello statuto incipiente del neologismo sta la sua variabilità, magari microscopica; di fatto, spessissimo, relativa a elementi di composizione grafica ininfluenti sull’assetto morfologico e non pertinenti in termini fonologici e semantici.

 

Se scrivo (oscillando ancor oggi) psicoanalista e psicanalista nessuno, nonostante la scienza infusa in materia di psicoanalisi o psicanalisi che può custodire nel suo cervello, avrà il diritto di ritenermi pressappochista o ignorante: al confine di parola, quando questa sia composta di due elementi, sono ammesse certe variazioni vocaliche o grafiche (due parole staccate, parole unite col trattino breve, parole univerbate con assimilazione di vocale o preservazione di tutti gli elementi). Tanto più se siamo in presenza, come detto, di un neologismo, una parola còlta, cioè, nel brulicare magmatico della contemporaneità parlata e scritta. Sarà il tempo, eventualmente, a depositare nella norma una codificazione certa; e – ripetiamo – non è detto al cento per cento che ciò accada a discapito della varietà, come abbiamo visto. Psiconcologia/psiconcologo, psicooncologia/psicooncologo, psico-oncologia/psico-oncologo sono realtà concorrenti e, per ora, tutte accettabili. Noi abbiamo lemmatizzato la forma univerbata, avendo trovato esclusivamente testimonianze di questo tipo, il che, tra l’altro, fa pensare che la linea di tendenza sia tracciata in direzione dell’univerbazione con caduta di una delle due [o] di confine. In quali testi abbiamo ricercato? Nei testi cui attingiamo dichiaratamente per validare l’incipienza di una parola nuova: gli articoli di giornali, cartacei o virtuali, che testimoniano per iscritto un uso vivo, reale e diffuso della lingua. Tra i “Neologismi”, insomma, la rappresentazione della realtà, nelle sue ancora cangianti forme, è scopo primario della registrazione di un lemma.

 

 

 

 

 

 


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