14 maggio 2020

Sin da giovane ho sempre detto "la nostra vita" in tutti i contesti, ho letto raramente "le nostre vite" prima che usassimo a tradurre dall'inglese "our lives". Mi potreste dire in quale contesto è meglio usare il plurale, perché mi sembra che dicendo "le nostre vite" sembra che tutti abbiamo diverse vite.

Gian Paolo Oliva, generale della Compagnia di Gesù, nei suoi Sermoni domestici, anno Domini 1682, si esprimeva così: «Io non dico che a' fondatori delle nostre accademie e a' mantenitori delle nostre vite non usiamo ogni più fina corrispondenza di gratitudine e di amore, eziandio con prontezza di dare la vita per essi, quando cos' richiedesse, o 'l bisogno di chi ci amò, o 'l riparo di chi ci ama».

 

E avvicinandosi di molto a noi, tra i letterati del secondo Novecento: «Così tra carità e terrore trascorrevano le nostre vite» (Italo Calvino, Il visconte dimezzato); «in breve mi resi conto che tutto intorno a me e dentro me s'era fatto propizio a comunicare con qualcuna di quelle ultramondane presenze che avvolgono da presso o da lontano le nostre vite a ogni passo, il giorno e la notte, ma solo qualche volta, e solo di notte e in certe notti, penetrano tanto addentro i nostri climi che noi possiamo sentirle e intenderle» (Massimo Bontempelli, L'amante fedele); «l'idea che fosse lì soltanto per pesare, per rendere le nostre vite difficili e invece, vedi, forse era venuta al mondo, aveva vissuto tutto quel carico di sofferenza unicamente per questo, per permettere a noi di vivere ancora, di andare avanti» (Susanna Tamaro, Per voce sola); «La felicità che è prigioniera dentro di noi, e che chiede solo di essere lasciata libera, di alzarsi in volo come un angelo e di mescolarsi all'aria come il vento, circolava nelle nostre vite e si affacciava all'improvviso senza che nessuno domandasse di essa» (Maria Teresa Di Lascia, Passaggio in ombra); «Forse cercavo semplicemente di capire il fantasma che sconvolgeva le nostre vite: dapprima in modo mediato, remoto; poi sempre piú diretto» (Ernesto Ferrero, N); «come se in questa posizione con questa donna mi ci trovassi non già in mezzo al mare in tempesta e con entrambe le nostre vite in pericolo» (Sandro Veronesi, Caos calmo). Gli esempi sono tratti dal Primo tesoro della lingua letteraria italiana del Novecento, a cura di Tullio De Mauro (Utet-Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, 2007).

 

Insomma, nell’accezione di ‘corso, ciclo di durata della vita’, il plurale non è certo estraneo alla nostra lingua. Che l’uso inglese possa aver sostenuto e rafforzato quello italiano negli ultimi decenni, complice il doppiaggese, non è cosa improbabile, tanto quanto accettabile, nonostante il fastidio superficiale che può in qualcuno suscitare l’eco albionica.


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